Segui questo blog
Administration Create my blog
27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 04:18

Mons. Vittorio Francesco Viola,  vescovo di Tortona, ci insegna a partecipare alla Liturgia della Parola...

Condividi post

Published by Romanus - in Riforma liturgica
scrivi un commento
25 aprile 2015 6 25 /04 /aprile /2015 04:00
DOMENICA IV DI PASQUA (B)

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo

At 4,8-12; Sal 117 (118); 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18

 

Il Sal 117 è il salmo pasquale per eccellenza, che la Chiesa recita anche ogni domenica nell’ufficio di preghiera. Questo salmo ricordava agli ebrei i giorni in cui Dio era intervenuto per liberarli dalla schiavitù dell’Egitto. Le meraviglie dell’amore misericordioso di Dio che contempliamo nella storia antica si riassumono tutte nell’evento mirabile della risurrezione del Signore. Riprendendo quindi questo salmo noi celebriamo il capolavoro di Dio per la nostra liberazione operata in Cristo. In nessun altro c’è salvezza. Egli è la pietra angolare del disegno salvifico di Dio. La metafora della “pietra” è molto usata nella Bibbia per parlare della fedeltà e stabilità di Dio che salva (cf. Is 8,14; 28,16).

 

Il brano evangelico presenta Gesù come buon pastore che spontaneamente offre la vita per le pecore, a differenza di tutti gli altri, semplici mercenari che badano soltanto nel loro egoismo a sé stessi. Per questo, san Pietro afferma in pieno sinedrio, dopo aver guarito lo storpio nel nome di Gesù Cristo, che “non vi è sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (prima lettura). Grazie a lui, aggiunge san Giovanni, siamo “chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente ” (seconda lettura). Questa è la “buona notizia” che annuncia la Pasqua. Il contenuto di questa notizia lo possiamo esprimere con queste altre parole: Dio in Cristo viene incontro a noi per offrirci la sua amicizia, senza badare ai nostri meriti, alla nostra bontà o cattiveria. La morte di Gesù è un atto di amore e di libertà. Gesù è l’insuperabile manifestazione dell’assoluto amore di Dio per tutti gli uomini senza distinzioni, anche per quelli che non appartengono a “questo ovile”. La prospettiva universale dell’amore salvifico del Signore si estende a tutto il genere umano. Nell’Antico Testamento, Dio si esprime per bocca del profeta Osea con queste parole: “Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione” (Os 11,8). Il cuore di Dio non cessa di ripeterci queste parole attraverso il cuore trafitto del Figlio.

 

Nel brano evangelico odierno, Gesù non si paragona solamente a “un” buon pastore, ma è “il” buon Pastore. Intrattiene con le sue pecore relazioni di conoscenza reciproca, fondate sull’amore che il Padre ha per loro come per lui. Poiché gli appartengono, si prende cura di loro e le difende coraggiosamente da ogni pericolo. Ha dato la sua vita per loro, per far sì che non vi sia più che un solo gregge, così come non vi è che un solo Pastore. Questo insieme di tratti rinviano al mistero pasquale che ne svela pienamente il significato. L’immagine del buon pastore forse dice poco a noi, figli di una società industriale e democratica; per alcuni anzi potrebbe risultare offensivo l’essere paragonati ad un “gregge”. Dobbiamo quindi soffermarci sulla sostanza sempre attuale tramandata dall’immagine del buon pastore, che è il dono della vita. Gesù ha come fondamentale obiettivo non la difesa della propria vita, ma quella degli altri; per la nostra redenzione ha impegnato tutto se stesso. Di conseguenza “gregge” e “pecore” non evocano assolutamente una folla di discepoli senza personalità, che seguono il loro pastore e gli obbediscono passivamente belando. Ognuno di noi è chiamato a diventare partecipe della realtà di Cristo nella misura in cui la sua vita diventa veramente dedita, offerta, data per gli altri. C’è più gioia nel dare che nel ricevere!

 

Nell’assemblea eucaristica, convocata e riunita dal buon Pastore che la presiede, Egli nutre con il suo corpo e il suo sangue coloro che hanno ascoltato la sua voce.



Quarta Domenica di Pasqua

CCC 754, 764, 2665: Cristo, pastore delle pecore e porta dell’ovile
CCC 553, 857, 861, 881, 896, 1558, 1561, 1568, 1574: il Papa e i vescovi come pastori
CCC 874, 1120, 1465, 1536, 1548-1551, 1564, 2179, 2686: i preti come pastori
CCC 756: Cristo la pietra angolare
CCC 1, 104, 239, 1692, 1709, 2009, 2736: siamo i figli adottivi di D

Direttorio omiletico

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
24 aprile 2015 5 24 /04 /aprile /2015 04:07
UNA NUOVA COMPOSIZIONE DEL MAESTRO AURELIO PORFIRI

Un nuovo lavoro musicale del compositore italiano Aurelio Porfiri, che da molti anni vive a Macao (Cina), sarà eseguito il 26 aprile 2015 nella Chiesa dello storico Seminario di San Giuseppe a Macao. La MISSA IN HONOREM MATTHAEI RICCI, per assemblea, coro femminile, ottoni e organo, è stata composta da Aurelio Porfiri all'inizio di quest'anno. La Messa intende onorare la figura del grande missionario Matteo Ricci (Macerata 1552, Pechino 1610), di cui è in corso la causa di beatificazione.

 

Non é la prima volta che Aurelio Porfiri, da 7 anni residente in Macao, si occupa di Matteo Ricci. In effetti è in corso un altro progetto, un Oratorio dedicato al grande missionario maceratese, con musica di Aurelio Porfiri e libretto del padre Gianni Criveller, PIME. Si spera di portare a compimento questo progetto entro il 2015. La Messa verrà presentata in un concerto che si terrà il 26 aprile 2015 nella Chiesa dello storico seminario di San Giuseppe a Macao, fucina di missionari per almeno due secoli, concerto che comprenderà anche altri lavori composti da Aurelio Porfiri, tra cui un trittico per soprano e organo su testi della tradizione gesuitica.

 

Aurelio Porfiri si è servito della consulenza del notissimo liturgista gesuita padre Cesare Giraudo per i testi liturgici. Sono stati scelti testi che descrivevano bene la speciale vocazione di Matteo Ricci o Lì Mǎdòu ( 利瑪竇), come é chiamato dai cinesi. Ovviamente non si può parlare di liturgia propria, non avendo la Chiesa pronunciato ufficialmente la sua decisione riguardo la beatificazione del missionario gesuita, ma è una Messa che intende onorarlo nella città di Macao dove egli visse per un certo periodo prima di inoltrarsi per la Cina continentale. E' una Messa che prevede il canto dell'assemblea, arricchito dalle polifonie del coro e dalla solennità degli ottoni e dell'organo. I cori degli studenti di Macao dimostrano estrema scioltezza nel fronteggiare il testo latino della Messa, sotto la guida del loro direttore e dei loro insegnanti. E' certamente un avvenimento culturale di una certa importanza in una città certo non conosciuta per la vita culturale, ma piuttosto per la ricchezza data dal gioco d'azzardo.

Per ulteriori informazioni si prega di contattare: info@choralife.com

Condividi post

Published by Romanus - in Questioni attuali
scrivi un commento
22 aprile 2015 3 22 /04 /aprile /2015 04:00
San Giorgio, martire (23 aprile)

Sappiamo poco della vita di san Giorgio, onorato come martire dal secolo IV nella stessa data in Oriente e in Occidente. Secondo la tradizione, il suo sepolcro si trova a Lidda (Lod) presso Tel Aviv in Israele. Il suo culto è stato diffuso un po’ dappertutto in Occidente dai crociati. E’ patrono non solo di Georgia (che ne porta il nome), ma anche d’Inghilterra, di Catalogna, e di diverse città europee. La passio del santo è considerata apocrifa dal Decreto Gelasiano del secolo VI. La tradizione popolare raffigura san Giorgio come il cavaliere che affronta il drago, forma iconografica che è stata interpretata in diversi modi, tra cui come simbolo della fede che trionfa sul maligno.

 

Colletta del MR 1962:

 

Deus, qui nos beati Georgii Martyris tui meritis et intercessione laetificas: concede propititus; ut, qui tua per eum beneficia poscimus, dono tuae gratiae consequamur.

 

Colletta del MR 2002:

 

Magnificantes, Domine, potentiam tuam, supplices exoramus, ut, sicut beatus [nelle edizioni aneriori del MR: sanctus] Georgius dominicae fuit passionis imitator, ita sit fragilitatis nostrae promptus adiutor.

 

“O Dio, che hai unito alla passione del Cristo tuo Figlio il glorioso martire san Giorgio, per la sua intercessione sostieni la nostra debolezza e fa risplendore su di noi la tua potenza”.

 

La colletta del MR 1962 è generica e sviluppa soltanto il tema dell’intercessione del santo martire. Invece la colletta del MR 2002, che deriva dal Sacramentario Gelasiano antico, oltre al tema dell’intercessione sviluppa anche la dottrina tradizionale del martirio. Infatti, come ricorda la Costituzione Sacrosanctum Concilium, al n. 104, la Chiesa nella memoria dei martiri e dei santi “proclama il mistero pasquale” perché essi “hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati”. Noto che l’espressione “dominicae passionis imitator” è presente nella colletta di san Canuto, re e martire,  che il MR 1962 commemora il 19 gennaio, celebrazione scomparsa dal MR di Paolo VI.

Condividi post

Published by Romanus - in Anno liturgico
scrivi un commento
20 aprile 2015 1 20 /04 /aprile /2015 04:00
L'omelia nel Tempo pasquale

I paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica che trattano della risurrezione (CCC 638-658) sono la spiegazione di molti dei vari testi biblici chiave proclamati nel tempo pasquale. Tali paragrafi possono essere una guida sicura per l’omileta che ha il compito di spiegare al popolo cristiano, sulla base dei testi della Scrittura, ciò che il Catechismo a sua volta chiama, in vari capitoli, “l’avvenimento storico trascendente” della risurrezione, il significato “delle apparizioni del Risorto”, “lo stato dell’umanità di Cristo risuscitata” e “la Risurrezione – opera della Santissima Trinità”.

 

Fonte: Direttorio omiletico, n. 52

Silvia Polizzi “Mistico Agnello”. Base dell’Altare della chiesa S. Maria del Carmine e S. Giuseppe, Roma. Tecnica: tempere a fresco con pigmenti naturali, mosaico di oro zecchino in foglia e mosaico in marmi pregiati

Silvia Polizzi “Mistico Agnello”. Base dell’Altare della chiesa S. Maria del Carmine e S. Giuseppe, Roma. Tecnica: tempere a fresco con pigmenti naturali, mosaico di oro zecchino in foglia e mosaico in marmi pregiati

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
18 aprile 2015 6 18 /04 /aprile /2015 04:00
DOMENICA III DI PASQUA (B)

Risplenda su di noi, Signore,la luce del tuo volto

At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5°; Lc 24,35-48

 

Il Sal 4 è una preghiera tutta intrisa di fiducia in Dio, “mia giustizia”. Recitando questa preghiera nel Tempo pasquale, invochiamo su di noi la luce del Signore risorto e alimentiamo nel nostro cuore sentimenti di confidenza e di abbandono fiducioso nel Signore che ascolta quando lo si invoca e “fa prodigi per il suo fedele”. Il nostro salmo è uno dei testi di Compieta, ultima preghiera prima del riposo: invochiamo su di noi la luce del Signore per affrontare con serenità anche i momenti di tenebra.

 

Il filo conduttore delle letture bibliche di questa terza domenica di Pasqua è l’invito a convertirsi per avere il perdono dei peccati. Giovanni Battista, il Precursore, iniziò la sua predicazione con l’invito alla conversione. Così pure Gesù diede inizio alla sua vita pubblica invitando tutti a convertirsi. Lo stesso fanno il Signore risorto e la prima comunità cristiana: intraprendono la loro attività col medesimo annuncio. Infatti, Gesù risorto appare ai discepoli, li istruisce e li manda a predicare a tutti i popoli “la conversione e il perdono dei peccati” (cf. lettura evangelica); san Pietro, dopo aver guarito lo storpio presso la porta del tempio di Gerusalemme, alla folla che si è radunata attorno a lui annuncia Cristo morto e risuscitato ed esorta tutti a convertirsi e cambiare vita (cf. prima lettura); infine, san Giovanni dopo aver presentato Cristo come nostro “Paraclito (avvocato) presso il Padre” e come “vittima di espiazione per i nostri peccati”, esorta ad “osservare i suoi comandamenti”. Quale rapporto ha questa affermazione con la conversione? Il dono della salvezza si attua attraverso un duplice movimento. Il primo è quello di Dio che si mette in cammino verso noi peccatori attraverso il Figlio. All’azione di Dio che ci giustifica attraverso il Figlio subentra la risposta dell’uomo che si impegna nella conoscenza di Dio. Nella Bibbia si tratta sempre di una conoscenza non astratta o meramente speculativa, ma affettiva, volitiva ed effettiva.

 

La conversione è uno specifico tema pasquale. Infatti, la Pasqua è un nuovo inizio, non solo per Cristo, che dalla morte passa alla vita, ma per tutti coloro che credono in lui. La missione che Gesù affida agli apostoli riguarda tutte le nazioni, anche se debbono iniziare da Gerusalemme. La gloria del Risorto è destinata a riverberarsi su tutti gli uomini come una forza di rinnovamento. Lo stesso Gesù ricorda ai discepoli che la sua morte rientra nel disegno di Dio che lo ha risuscitato dai morti e lo ha costituito fonte di salvezza dell’uomo mediante il perdono dei peccati. Gesù nel mistero della sua Pasqua è come un nuovo Mosè che attraverso la morte-risurrezione libera e salva i credenti in lui donando loro accesso alla libertà e alla vita, guidandoli verso una vita nuova e definitiva. La missione della Chiesa ha quindi la sua sorgente nel Cristo risorto, il suo contenuto nella predicazione della conversione per il perdono dei peccati, e come orizzonte l’umanità intera. La Pasqua ci parla quindi di una conversione che ha come traguardo la pienezza di una vita rinnovata nell’amore del Signore. San Paolo ci ricorda che ciò inizialmente si realizza nel battesimo: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a Cristo nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Nona, lettura breve – Rm 6,4). Cristo nella gloria è in permanenza la risurrezione e la vita, per la potenza sempre attuale e sempre attiva dello Spirito e della Gloria del Padre: egli è l’eterna Pasqua.

Fino alla III Domenica di Pasqua le letture del Vangelo riportano le apparizioni di Cristo Risorto

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
16 aprile 2015 4 16 /04 /aprile /2015 11:00
Due nuovi volumi della collana "Studia Anselmiana"

21 aprile 2015, alle 11:30 : Sala Capitolare, Sant'Anselmo, Roma

 

Il 21 aprile si terrà l’atto accademico della presentazione dei volumi della collana Studia Anselmiana e l’assegnazione del Premio Sant”Anselmo.

 

Verrano presentati i due volumi appena usciti: Marcel Metzger, "L’église dans l’empire romain: Le culte, vol. 1: Les institutions" e Alberto di Janni, "Ministero ordinato: Fondamenti Cristologici di un dibattito. Accordi e dissensi nel dialogo tra la chiesa cattolica e le comunità luterane, calviniste e anglicane"

 

Sarà anche presentata l’opera completa della nostra professoressa per tanti anni, Sr. Aquinata Böckmann OSB: i tre volumi del suo commento alla Regola di San Benedetto (l’ultimo è appena uscito, in tedesco e in inglese).

 

Al termine della presentazione dei volumi, verrà assegnato il Premio Sant'Anselmo, istituito dal Pontificio Ateneo Sant’Anselmo al fine di stimolare la ricerca scientifica e promuovere la pubblicazione delle migliori tesi dottorali.

 

Il Premio Sant’Anselmo è pari a un importo, da stabilire di anno in anno, destinato a coprire integralmente le spese per la pubblicazione di una tesi di dottorato nella collana Studia Anselmiana.

 

Può concorrere all’assegnazione del Premio Sant’Anselmo qualsiasi tesi di dottorato, discussa nel precedente anno solare, purché la valutazione del testo scritto abbia ottenuto o superato il voto di 9,8 su 10.

 

Il contributo viene assegnato ogni anno alla migliore tesi del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo fra le tesi presentate nelle tre facoltà del Pontificio Ateneo Sant’Anselmo.

Condividi post

Published by Romanus - in Bibliografia
scrivi un commento
15 aprile 2015 3 15 /04 /aprile /2015 04:00

7 celebrazioni rimangono nello stesso giorno del mese nei due Messali: s. Francesco da Paola, s. Isidoro, s. Vincenzo Ferrer, s. Anselmo, s. Giorgio, s. Fedele da Sigmaringen, s. Marco.

 

1 celebrazione rimane nello stesso mese, ma in un giorno diverso nei due Messali: s. Caterina da Siena nel MR 2002 è celebrata nell’anniversario del suo “dies natalis”.

 

4 celebrazioni che il MR 2002 propone nel mese di aprile, si trovano in altri mesi nel MR 1962: s. Giovanni Battista della Salle (15 maggio); s. Stanislao (7 maggio); s. Martino I (12 novembre); s. Pio V (5 maggio). Il MR 2002 celebra i tre primi santi nel loro “dies natalis”; la celebrazione di Pio V, morto il 1 maggio, è anticipata al giorno precedente per la coincidenza con la celebrazione di s. Giuseppe lavoratore.

 

4 celebrazioni che il MR 1962 propone nel mese di aprile, le troviamo in altri mesi nel MR 2002: s. Leone Magno (10 novembre, data del suo “dies natalis”); s. Giustino (1 giugno, data in cui lo celebra la Chiesa bizantina e quella maronita); s. Pietro Canisio (21 dicembre, data del suo “dies natalis”); s. Paolo della Croce (celebrato il 19 ottobre, il giorno successivo al suo “dies natalis”).

 

3 celebrazioni nuove ed esclusive del MR 2002 sono ad aprile: s. Adalberto, secondo vescovo di Praga nel secolo X; s. Luigi M. Grignion de Montfort, canonizzato nel 1947; s. Pietro Chanel, protomartire dell’Oceania, è stato canonizzato nel 1954.

 

6 celebrazioni che il MR 1962 assegna ad aprile sono scomparse dal MR 2002. In questo modo, la presenza massiccia del Santorale che caratterizza il MR 1962 è allentata. Le celebrazioni soppresse possono trovare sempre posto nei Calendari particolari.

Condividi post

Published by Romanus - in Riforma liturgica
scrivi un commento
13 aprile 2015 1 13 /04 /aprile /2015 04:00

di Andrea Grillo*

 

È stato il primo papa “figlio del Vaticano II” a interpretare il sinodo dei vescovi secondo una logica, al tempo stesso, nuova e antica. La fiducia nella possibilità di una necessaria “traduzione” dell’“antica dottrina” – ossia la certezza di un’evoluzione progressiva dell’esperienza ecclesiale – attraversa la storia della Chiesa recente, ma lo fa in modo non lineare, talvolta con andamento “carsico”. Vediamo di che cosa si tratta e in che modo questo compito di traduzione riguarda in profondità la “scelta pastorale” inaugurata dal concilio Vaticano II e ripresa dalla preparazione del duplice appuntamento del sinodo dei vescovi sotto il pontificato di Francesco.

 

Continuità e novità.

 

Il principio di una “continuità della tradizione” può e dev’essere coniugato con l’esigenza di una continua trasformazione e adeguamento del contenuto della dottrina cristiana in forme sempre nuove. È la “natura della dottrina” a essere in gioco. Infatti, se una tradizione è forte, sa sempre tradursi in forme nuove. Se, invece, è debole, si irrigidisce in una forma statica che, gradualmente, perde il rapporto con l’uomo e soprattutto con Dio. La dottrina, preoccupata da ogni mutamento storico e sociale, assume una forma immutabile e senza rapporto con il reale.

 

La fragilità di questa soluzione consiste nel perdere l’equilibrio tra identità e rilevanza. Una dottrina cristiana che si riduca ad una difesa dell’identità, perde riferimento al reale e diventa “autoreferenziale”. Essere autoreferenziale è, per una dottrina, una delle forme di crisi peggiori. La crisi è molto insidiosa perché non si presenta come negazione della tradizione, ma come una sua affermazione completamente distorta. La distorsione consiste precisamente nel perdere il riferimento alla realtà della storia e del mondo, chiudendosi nel puro riferimento a se stessa. Autoreferenziale è una dottrina in cui la Chiesa non parla più né di Dio né dell’uomo, né a Dio né all’uomo, ma solo di e a se stessa.

 

L’esempio della tradizione/traduzione liturgica.

 

Nella tradizione recente, ancora prima del concilio Vaticano II, si è posta la medesima questione che oggi affrontiamo intorno al “matrimonio”, a proposito della “lingua liturgica”. La domanda che veniva sollevata, in modo nuovo, era, allora per la prima volta: è legittimo tradurre la tradizione liturgica? Il valore “sacramentale” dell’eucaristia permane se le parole della preghiera eucaristica e della “consacrazione” sono pronunciate non in latino, ma in francese o in inglese o in italiano? A distanza di più di mezzo secolo, quelle discussioni appaiono certamente datate, oggi quasi incomprensibili. Ma, dietro di esse, si nasconde la medesima questione che oggi affrontiamo circa il matrimonio. È legittimo “tradurre” la tradizione? Le forme di comprensione “autoreferenziale” della dottrina preferiscono non correre il rischio della traduzione, illudendosi che la tradizione comunichi “di per sé”. In tal modo essa cade nell’afasia, nella presunzione, ed è tentata di “scomunicare” tutti coloro che la fraintendono.

 

L’ultimo ventennio e il “pro multis”.

 

Proprio su questo stesso tema della “tradizione/traduzione liturgica”, abbiamo assistito, negli ultimi anni, ad una regressione assai pericolosa della riflessione teologica e dell’esperienza pastorale. Il documento che ha segnato questa fase è la 5ª Istruzione sull’attuazione della riforma liturgica, Liturgiam authenticam (2001). In questo documento viene teorizzato, in modo ingenuo e semplicistico, un ideale di “traduzione” meramente letterale, che dispensa dall’interpretazione. L’ultima propaggine di questa involuzione è venuta alla luce nella pretesa di tradurre letteralmente l’espressione pro multis, nelle parole eucaristiche sul calice, assumendo le lingue moderne come meri “strumenti” per rendere un’esperienza che sarebbe piena e vera solo in “lingua latina”.

 

L’accettazione delle “lingue vernacole” deve liberarsi dalla pretesa che la tradizione si dia esclusivamente in una forma linguistica “statica”. Se accettiamo la mediazione culturale come un elemento intrinseco alla Rivelazione, dobbiamo salutare la “traduzione” come un’esperienza di arricchimento della tradizione, e non solo come un rischio di impoverimento. La pretesa di tradurre letteralmente (ma in modo non comprensibile) per poi spiegare in un secondo momento il “vero significato” della parola tradotta è una forma di evidente autoreferenzialità comunicativa.

 

La tradizione/traduzione dell’esperienza coniugale.

 

Ciò che oggi appare dalle questioni che vengono sollevate nel lavoro di riflessione tra i due sinodi sulla famiglia riguarda esattamente la medesima questione. È legittimo tradurre la dottrina cattolica sul matrimonio dalle categorie medioevali alle categorie moderne? Questo oggi non riguarda semplicemente i “casi critici” delle cosiddette “famiglie irregolari” (o, meglio, delle “famiglie ferite” o delle “famiglie allargate”), ma, anzitutto, il modo di comprendere la famiglia in quanto tale, nella sua fisiologia di comunione, di amore, di generazione, di fedeltà. Sarebbe molto bello che, sollecitati a comprendere meglio l’esperienza familiare, iniziassimo ad elaborare categorie più adeguate, che potremmo applicare anche all’esperienza liturgica. Sarebbe, invece, del tutto errato e fuorviante, se dovessimo pretendere di applicare anche al matrimonio quelle soluzioni autoreferenziali e miopi con cui, fino a qualche anno fa, avremmo preteso di “chiudere nella lingua latina” la grande tradizione celebrativa della Chiesa cattolica.

 

Forse proprio in una nuova esperienza di parresia ecclesiale potremo scoprire che il coraggio con cui abbiamo tradotto dal latino la liturgia partecipata del postconcilio deve oggi trasferirsi anche in ambito matrimoniale. Rinunciare alle soluzioni autoreferenziali non sarà semplice. L’illusione che una Rota Romana che parla solo latino possa costituire una soluzione alle questioni di bruciante attualità è solo l’ultima di queste illusioni autoreferenziali. Ma è chiaro che solo una vera traduzione della tradizione potrà dare alla Chiesa un linguaggio con cui fare esperienze adeguate di comunione familiare e con cui esprimere, in modo nuovo ma fedele, il grande mistero del Vangelo del matrimonio: che non tramonta solo se è capace di accogliere con lungimiranza le novità di vita, di parole e di opere degli uomini e delle donne “non più medioevali”.

 

*Questo articolo apparirà su Settimana n. 14/2015 nella rubrica “Si/si-No/no-Do: questioni intersinodali / 5″.

 

Fonte: http://www.ilregno-blog.blogspot.it/2015/04/il-sinodo-come-il-concilio-tradurre-la.html

Condividi post

Published by Romanus - in Questioni attuali
scrivi un commento
12 aprile 2015 7 12 /04 /aprile /2015 20:43

Da una prima e rapida lettura della Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia Misericordiae vultus (MV), voluto da papa Francesco, emerge una continuità con la Bolla di indizione del Grande Giubileo dell’anno 2000 Incarnationis mysterium (IM), pubblicata da san Giovanni Paolo II. Al tempo stesso però emergono delle discontinuità e novità. Eccone alcune.

 

Giovanni Paolo II si presenta come “vescovo, servo dei servi di Dio”. Francesco come “vescovo di Roma, servo dei servi di Dio”. IM è indirizzata a “tutti i fedeli”, mentre MV è indirizzata a “quanti leggeranno questa lettera”. 

 

IM tratta lungamente dell’indulgenza (nn. 9 e 10), chiamata “uno degli elementi costitutivi dell’evento giubilare” (n. 9). MV ne tratta più brevemente al n. 22, ricordando che “il Giubileo porta con sé anche il riferimento all’indulgenza”. Per il resto, credo che sostanzialmente nei due documenti la dottrina sia la stessa. C’è però un cambiamento terminologico da non sottovalutare: IM afferma che “con l’indulgenza al peccatore pentito è condonata la pena temporale per i peccati già rimessi quanto alla colpa” (n. 9). MV afferma che “nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati”, ma la misericordia di Dio “diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato”. IM parla del “tesoro della Chiesa che sono le opere buone dei santi” (n. 10). MV, dopo affermare che “la Chiesa vive la comunione dei Santi”, aggiunge che essa “è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri”. Insomma, MV non adopera più la terminologia “scolastica”, presente invece in IM. Da notare, poi, che la Bolla di Giovanni Paolo II ha una lunga Appendice dal titolo “Disposizioni per l’acquisto dell’indulgenza giubilare”, appendice di cui è carente la Bolla di papa Francesco. 

 

Importante è anche la figura di confessore che emerge dal n. 17 di MV: il confessore è “un fedele servitore del perdono di Dio”, e non porrà domande impertinenti, ma come il padre della parabola interromperà il discorso preparato dal figlio prodigo…" L’immagine è lontana dalla visione del confessore come giudice.

 

Mi sembra importante la novità della Bolla di papa Francesco che al n. 23 dice che “la misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio…” E alla fine dello stesso numero, il papa si augura che “questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose…” 

 

Sono solo alcune delle mie prime reazioni alla lettura della Bolla di papa Francesco.

 

M. A.

Condividi post

Published by Romanus - in Questioni attuali
scrivi un commento

Presentazione

  • : Blog di Matias Augé
  • Blog  di Matias Augé
  • : Il mio blog intende far conoscere la liturgia della Chiesa per meglio celebrarla e viverla
  • Contatti

Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE

Decalogo per intervenire: 
1. Prima di scrivere un commento leggi con attenzione il post.

2. Il tuo commento non si sposti dall’argomento del post.

3. Scrivi con sincerità, completezza e chiarezza la tua opinione.

4. Non dilungarti in dismisura nei commenti.

5. Controbatti le opinioni degli altri con argomenti.

6. Non insultare, giudicare o umiliare chi non la pensa come te.

7. Non cercare di svelare il nickname degli altri.

8. Non adoperare parole volgari.

9. Non pretendere di avere l’ultima parola nel dibattito.

10. Chi non indica la email non ha diritto di prendere la parola.

Cerca

Promemoria

 

Statistiche contatore attivato in data 02-06-2011 alle ore 15

 

Inserzioni

Articoli Recenti

  • "Ascoltare" la Parola!
    Mons. Vittorio Francesco Viola, vescovo di Tortona, ci insegna a partecipare alla Liturgia della Parola...
  • DOMENICA IV DI PASQUA (B)
    La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo At 4,8-12; Sal 117 (118); 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18 Il Sal 117 è il salmo pasquale per eccellenza, che la Chiesa recita anche ogni domenica nell’ufficio di preghiera. Questo salmo ricordava...
  • UNA NUOVA COMPOSIZIONE DEL MAESTRO AURELIO PORFIRI
    Un nuovo lavoro musicale del compositore italiano Aurelio Porfiri, che da molti anni vive a Macao (Cina), sarà eseguito il 26 aprile 2015 nella Chiesa dello storico Seminario di San Giuseppe a Macao. La MISSA IN HONOREM MATTHAEI RICCI, per assemblea,...
  • San Giorgio, martire (23 aprile)
    Sappiamo poco della vita di san Giorgio, onorato come martire dal secolo IV nella stessa data in Oriente e in Occidente. Secondo la tradizione, il suo sepolcro si trova a Lidda (Lod) presso Tel Aviv in Israele. Il suo culto è stato diffuso un po’ dappertutto...
  • L'omelia nel Tempo pasquale
    I paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica che trattano della risurrezione (CCC 638-658) sono la spiegazione di molti dei vari testi biblici chiave proclamati nel tempo pasquale. Tali paragrafi possono essere una guida sicura per l’omileta che...
  • DOMENICA III DI PASQUA (B)
    Risplenda su di noi, Signore,la luce del tuo volto At 3,13-15.17-19; Sal 4; 1Gv 2,1-5°; Lc 24,35-48 Il Sal 4 è una preghiera tutta intrisa di fiducia in Dio, “mia giustizia”. Recitando questa preghiera nel Tempo pasquale, invochiamo su di noi la luce...
  • Due nuovi volumi della collana "Studia Anselmiana"
    21 aprile 2015, alle 11:30 : Sala Capitolare, Sant'Anselmo, Roma Il 21 aprile si terrà l’atto accademico della presentazione dei volumi della collana Studia Anselmiana e l’assegnazione del Premio Sant”Anselmo. Verrano presentati i due volumi appena usciti:...
  • Il santorale del mese di aprile a confronto nei Messali del 1962 e del 2002/2008
    7 celebrazioni rimangono nello stesso giorno del mese nei due Messali: s. Francesco da Paola, s. Isidoro, s. Vincenzo Ferrer, s. Anselmo, s. Giorgio, s. Fedele da Sigmaringen, s. Marco. 1 celebrazione rimane nello stesso mese, ma in un giorno diverso...
  • Il Sinodo come il Concilio: tradurre la tradizione
    di Andrea Grillo* È stato il primo papa “figlio del Vaticano II” a interpretare il sinodo dei vescovi secondo una logica, al tempo stesso, nuova e antica. La fiducia nella possibilità di una necessaria “traduzione” dell’“antica dottrina” – ossia la certezza...
  • UNA PRIMA VALUTAZIONE DELLA BOLLA "MISERICORDIAE VULTUS"
    Da una prima e rapida lettura della Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia Misericordiae vultus (MV), voluto da papa Francesco, emerge una continuità con la Bolla di indizione del Grande Giubileo dell’anno 2000 Incarnationis...

Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

Eventi e libri

    

 

 

 

    Sodi-libri-1.jpg 

 

 

 

 

Sodi-libri-3.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 
 

Riviste