Segui questo blog
Administration Create my blog
23 maggio 2015 6 23 /05 /maggio /2015 04:00
DOMENICA DI PENTECOSTE (B)

Messa vespertina nella vigilia

 

Su tutti i popoli regna il Signore

 

Ez 37,1-14; Sal 50 (51); Rm 8,22-27; Gv 7,37-39

 

Nella maggior parte delle chiese, il sabato sera, si celebra come d’abitudine la messa del giorno seguente. Ma vale la pena leggere e meditare alcuni dei testi proposti per la celebrazione eucaristica della vigilia di Pentecoste. Tra le quattro pagine dell’Antico Testamento che il Lezionario propone a scelta, abbiamo optato per il testo del profeta Ezechiele col salmo responsoriale corrispondente.

 

Nei versetti del Sal 50 che formano il salmo responsoriale, l’orante si prostra davanti al Dio delle misericordie perché abbia pietà di lui e lo purifichi dal peccato. Dopo la confessione della colpa, il peccatore rinnova la domanda della purificazione interiore, che soltanto Dio può concedere. Con la purificazione della colpa, l’orante chiede a Dio che lo rinnovi interiormente e crei in lui un cuore puro e uno spirito saldo e generoso, perché possa perseverare nel bene. La lettura cristiana del salmo, vede in questo “spirito saldo” il dono dello Spirito Santo, che è il suggello dell’intera opera redentrice del Figlio di Dio.

 

Nella prima lettura, ascoltiamo il profeta Ezechiele che ci parla di una pianura piena di ossa inaridite chiuse nei sepolcri o disperse sulla stessa pianura. E’ l’immagine del popolo nel quale la morte ha compiuto la sua opera devastante. Ma ecco che il soffio creatore del Dio vivente gli ridona, contro ogni speranza, la vita e lo raduna come un “esercito grande, sterminato”. Questa grandiosa visione del profeta, rivolta nel VI secolo a. C. ai deportati a Babilonia, rende bene ciò che ha realizzato lo Spirito del Signore a Pentecoste.

 

Questo Spirito, che rinnova la terra, è dono del Risorto. Lo afferma san Giovanni nel brano del vangelo quando dice che “non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato”. Con questa espressione l’evangelista dà un contesto pre-pasquale alle parole di Gesù anche se parla in un contesto post-pasquale. Ha infatti appena parlato dell’intero arco della vita di Gesù che si conclude con il suo ritorno al Padre e della situazione in cui si troveranno gli Ebrei dopo la dipartita. Le parole di Gesù inoltre sono già realtà nella comunità cristiana e sono, nell’annunzio cristiano, un invito ad accogliere il dono dello Spirito Santo.

 

Lo Spirito, effuso dal Risorto sulla Chiesa, svolge, in seno ad essa un ruolo di unificazione nell’amore che rinvia a quello esercitato in seno alla Trinità. Ma, come afferma san Paolo nella seconda lettura, ora “possediamo (solo) le primizie dello Spirito […] Nella speranza infatti siamo stati salvati”: i cristiani viviamo in uno stato di tensione; siamo salvati, ma solo in speranza. Ebbene è proprio in questa situazione drammatica di sofferenza circa il nostro ultimo destino che ci viene in aiuto l’opera dello Spirito Santo, il quale geme con noi, fa sua questa nostra situazione e l’assume per presentarla al Padre come oggetto della sua intercessione a favore nostro. Ecco quindi che lo Spirito continua ad agire e porterà a compimento il disegno salvifico di Dio nel cosmo, nella Chiesa e in ciascuno di noi.

 

La partecipazione al sacrificio eucaristico accende in noi il fuoco dello Spirito Santo, effuso sugli apostoli nel giorno della Pentecoste (cf. orazione dopo la comunione).

 

 

 

Messa del giorno

 

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra

 

At 2,1-11; Sal 103 (104); Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16,12-15

 

Il Sal 103 è un inno alla creazione. Su tutto il creato si stende lo spirito di Dio che dà vita e sazietà e che, dall’alto del suo cielo, contempla pieno di gioia il suo capolavoro. I versetti del salmo proposti oggi esaltano lo spirito di Dio quale principio di vita e di continuo rinnovamento per l’universo. Dio vivifica e rinnova continuamente ogni cosa col soffio dello Spirito Santo. Soltanto la durezza del nostro cuore può rendere ciechi e oscura questa presenza vivificante dello Spirito.

 

La prima lettura narra l’evento di cui facciamo oggi memoria: alla sera della festa ebraica di pentecoste, cinquanta giorni dopo pasqua, gli apostoli con Maria e gli altri discepoli di Gesù erano raccolti in preghiera nel cenacolo a Gerusalemme. All’improvviso apparve lo Spirito Santo in forma di lingue di fuoco che si posarono su ciascuno di loro. In questo modo si adempiva la promessa che Gesù aveva fatto prima di salire in cielo, di cui parla anche il vangelo d’oggi. Con l’effusione dello Spirito viene “portato a compimento il mistero pasquale” (prefazio). La pasqua non sarebbe completa senza il dono dello Spirito. Il disegno del Padre portato a termine dal Figlio incarnato nel mistero della sua morte e risurrezione trova compimento nel dono dello Spirito, dono di Cristo che proviene dal Padre, fonte ultima dalla quale anch’egli viene.

 

Infatti, è lo Spirito colui che ci rivela la “verità” di e su Gesù. Nel secondo discorso d’addio, riportato dal vangelo d’oggi, Gesù promette agli apostoli l’invio dello “Spirito della verità”, espressione ripetuta ben due volte. “Della verità”, cioè in stretto rapporto con la verità rivelata da Gesù Cristo. Lo Spirito è il dono di comprensione piena di tutta la verità rivelata da Gesù, interpretandola in riferimento agli eventi che man mano accadranno fino alla fine dei tempi. Dice Gesù agli apostoli: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”, ci permetterà cioè di comprendere in profondità le parole e i gesti del Signore.

 

Lo Spirito aiuta ad introdursi sempre più nell’intimo della verità portata da Cristo; e questa penetrazione non si risolve in un puro fatto conoscitivo, ma si attua in un profondo rapporto di vita, quale risultato dell’aver accolto la parola di Cristo come fermento lievitante di tutta la propria esistenza. Lo Spirito quindi non è concorrente rispetto al ruolo di Gesù, ma rappresenta il vertice e il compimento della sua missione.

 

Della vita nuova che scaturisce dal dono dello Spirito ci dà una descrizione essenziale san Paolo nella seconda lettura. Tutti noi che abbiamo ricevuto lo Spirito, dobbiamo camminare “secondo lo Spirito”. Lo Spirito è fonte e garanzia di libertà per quelli che si lasciano guidare dal suo impulso interiore. Siccome tutta la volontà di Dio è concentrata nel precetto dell’amore, per quelli che seguono l’impulso interiore dello Spirito non c’è bisogno del controllo esterno della legge, perché ne attuano spontaneamente tutte le esigenze. Perciò abbiamo cantato: “Vieni Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore” (canto al vangelo). La pentecoste ebraica ricordava il dono della Legge sul Sinai.

 

La pentecoste cristiana celebra il dono dello Spirito, che effonde nei nostri cuori l’amore di Dio (cf. antifona d’ingresso), la nuova legge interiore che deve guidare la vita del cristiano. Nella pentecoste cristiana il cenacolo appare come il nuovo Sinai e il dono della legge, che inaugurò a suo tempo il periodo dell’antica alleanza, è sostituito ora con il dono dello Spirito, che inaugura invece l’era della nuova alleanza.

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
21 maggio 2015 4 21 /05 /maggio /2015 04:00
RIFORMARE LA RIFORMA?

L’ultimo numero della Rivista IHU on line

(http://www.ihuonline.unisinos.br/index.php?secao=465)

ospita una lunga intervista dedicata ai due anni di Bergoglio papa, di cui Andrea Grillo nel suo blog Come se non (19.05.2015) offre l’originale in italiano.Ecco le due domande che riguardano la liturgia:

 

- Riguardo alla liturgia, che cosa è cambiato a proposito del pontificato di Benedetto XVI e nel pontificato di Francesco? Monsignor Marini, che fu il maestro di cerimonie di Benedetto XVI rimane il maestro di cerimonie di Francesco. Che cosa significa questo?

 

Non vorrei che noi fossimo ridotti a giudicare Francesco soltanto per le “nomine” che opera o non opera. Francesco, in molto meno di due anni, ha saputo eliminare dalla liturgia papale – e in gran parte anche dal discorso sulla liturgia – tutta quella “patina retrò” che aveva caratterizzato il pontificato precedente. E anche chi aveva cavalcato quella moda, più o meno opportunisticamente, ora si limita a fare il suo servizio, secondo le logiche naturalmente conciliari di Francesco. Questo a me pare un segno di buon senso. Non dobbiamo aspettarci oggi che il papa faccia qualcosa di eclatante in liturgia. Era ieri che avremmo dovuto restare allibiti e sconcertati dalle forme eclatanti e anticonciliari che godevano di credito e di protezione dall’alto. Forse non tutta la Curia romana ha capito che cosa è in gioco nella liturgia. Non sono mancati interventi, anche durante questo ultimo biennio, di autorità liturgiche, che meritano di essere subito dimenticati. Forse su questo Francesco dovrà provvedere, non sul maestro della cerimonie, nella misura in cui è tornata a fare solo quello che deve, lasciando perdere saggiamente le teorie sulla “riforma della riforma”, che non sono – e non avrebbero mai dovute essere – di sua competenza.

 

- In quali aspetti pensi che la Sacrosanctum Concilium debba essere rinnovata?

 

Concordo con l’uso del verbo “rinnovata”: certamente anche SC, dopo 50 anni, ha bisogno di essere “rinnovata”, purché non si parli, invece, di “riformare”. Riformare la riforma è stato uno slogan con cui si è cercato di “dimenticare e rimuovere il Vaticano II”. Credo che il “rinnovamento” non debba riguardare il testo di SC, ma il modo di recepirlo e di farlo entrare nella vita delle comunità. SC propone alla Chiesa un nuovo paradigma di partecipazione ai “riti e preghiere” e in vista di questa partecipazione progetta una grande Riforma dei riti. Ma la Riforma non è il fine, è solo il mezzo. Rinnovare SC significa, oggi, riportare in primo piano non la Riforma, ma il fine della Riforma: ossia la iniziazione alla vita cristiana mediante riti e preghiere.

Condividi post

Published by Romanus - in Riforma liturgica
scrivi un commento
18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 04:09
Una intervista al Corriere della Sera dell’Arcivescovo Fernández

di Andrea Grillo

 

Pubblicato il 12 maggio 2015 nel blog: Come se non

 

«I fedeli sono con Francesco. La Curia? Non è essenziale»

 

Intervista a Vìctor Manuel Fernàndez a cura di Massimo Franco in “Corriere della Sera” del 10 maggio 2015

 

Il Papa isolato? «Per niente. La gente è con lui. I suoi avversari sono più deboli di quanto non credano». La Curia vaticana? «Non è essenziale. Il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e uno a Bogotà». Un ritorno al passato dopo Francesco? «Indietro non si torna. Se e quando non fosse più Papa, la sua eredità resta». Un Conclave oggi lo rieleggerebbe? «Non lo so, magari no. Ma è accaduto e tutto quello che si può pensare prima o dopo il Conclave non è importante. Crediamo che a guidare il Conclave sia lo Spirito santo, e che non si può contraddire lo Spirito santo. Se poi alcuni si sono pentiti, non cambia nulla». Rischi per il rapporto diretto tra Papa e popolo, saltando la Chiesa? «Ma la Chiesa è il Popolo di Dio guidato dai suoi pastori. Gli stessi cardinali possono sparire, nel senso che non sono essenziali. Essenziali sono il Papa e i vescovi…».

 

Visti da Buenos Aires, il Vaticano e la Curia continuano a essere un grumo di potere misterioso e tenace. E con voce piana, ma con parole nette, monsignor Víctor Manuel Fernández, 52 anni, rettore della prestigiosa Universidad Catòlica Argentina (Uca) di Buenos Aires, l’uomo più vicino a Francesco nel suo Paese d’origine, racconta una sfida tutt’altro che conclusa. Soprattutto, offre una lettura non eurocentrica e «romana», ma latinoamericana e originale di quanto sta accadendo: nel bene e nel male. Seduto nel suo studio a Puerto Madero, che dà sul fiume e sui grattacieli lussuosi sull’altra riva, ripete la parola «popolo» con la «p» maiuscola: quasi marcando la distanza dalle gerarchie vaticane.

 

Monsignor Fernández, a due anni dall’inizio del pontificato, le resistenze in Vaticano nei confronti del Papa sono aumentate o diminuite? «Io non vivo a Roma e posso parlare soltanto da quello che vedo quando ci vado. Bisogna distinguere. Ho visto che a Roma alcuni prima erano sbalorditi, ma adesso capiscono il senso di quello che chiede Francesco, e sono contenti di accompagnare questo percorso della Chiesa, aiutano il Papa. Altri tendono a dire: facciamo quello che possiamo, assecondiamolo finché c’è, perché alla fine è lui il Papa. Sembra che questa componente sia maggioritaria, benché non sia in grado di confermarlo. Altri, veramente pochi, invece, seguono un altro cammino tutto loro. E da quello che si vede, tendono a ignorare gli insegnamenti di Francesco».

 

Potrebbe offrirci un esempio? «Ho letto che alcuni dicono che la Curia romana fa parte essenziale della missione della Chiesa, o che un prefetto del Vaticano è la bussola sicura che impedisce alla Chiesa di cadere nel pensiero light; oppure che quel prefetto assicura l’unità della fede e garantisce al Pontefice una teologia seria. Ma i cattolici, leggendo il Vangelo, sanno che Cristo ha assicurato una guida ed una illuminazione speciale al Papa e all’insieme dei vescovi ma non a un prefetto o ad un altra struttura. Quando si sentono dire cose del genere sembrerebbe quasi che il Papa fosse un loro rappresentante, oppure uno che è venuto a disturbare e che dev’essere controllato».

 

Non sembra una linea molto seguita, però. «Non lo è, perché la maggior parte del Popolo di Dio ama Francesco. Forse il Consiglio dei 9 cardinali potrebbe aiutare a chiarire meglio fin dove arrivano le competenze dei prefetti più importanti. Ma la cosa che più mi preoccupa è che i teologi non stiano offrendo nuove analisi sulla Chiesa, sul senso teologico delle sue strutture, sullo statuto delle Conferenze Episcopali dei Paesi e delle regioni, e sul vero posto della Curia romana in rapporto col Papa e col Collegio dei Vescovi».

 

Alcune voci descrivono Francesco come isolato. Lei crede che sia così? «Per niente. La gente è con lui, non con i suoi pochi avversari. Questo Papa prima ha riempito piazza San Pietro di folle, e poi ha iniziato a cambiare la Chiesa: innanzi tutto per questo non è isolato. Il Popolo sente in lui il profumo del Vangelo, la gioia dello Spirito, la vicinanza di Cristo, e cosi percepisce la Chiesa come la sua casa. Ma io direi pure che ha un’ampia cerchia di persone alle quali chiede consigli su diverse questioni. Ascolta molte più persone di quelle che possono appartenere ai dicasteri della Curia, e in questo modo è più vicino alle diverse voci della Chiesa e della società. Mi riferisco a quelle che riceve a Casa Santa Marta, alle sollecitazioni che gli arrivano dalle lettere, agli incontri nelle piazze. Proprio per questo oggi la Chiesa è molto ascoltata nei dibattiti internazionali, e i leader mondiali la guardano con tanto rispetto».

 

È indubbio, e in modo profondo e netto, soprattutto all’inizio. Eppure, ultimamente si denota un certo affanno. Le cose procedono più lentamente. La stessa riforma della Curia appare in bilico. «Il Papa va piano perché vuole essere sicuro che i cambiamenti incidano in profondità. La lentezza è necessaria per la loro efficacia. Sa che ci sono alcuni che sperano che col prossimo Papa tutto torni indietro. Se si va piano è più difficile tornare indietro. Lui lo fa capire quando dice che “il tempo è superiore allo spazio”».

 

Quando Francesco dice che il suo sarà un papato breve non fa un favore ai suoi avversari? «Il Papa avrà le sue ragioni, perché sa bene il fatto suo. Avrà un obiettivo che noi non capiamo ancora. Bisogna sapere che lui punta a riforme irreversibili. Se un giorno intuisse che gli manca poco tempo, e che non ne ha abbastanza per fare quello che lo Spirito gli chiede, si può essere certi che accelererà».

 

Sarebbe possibile un Papa senza e fuori dal Vaticano? «Ma la Curia vaticana non è una struttura essenziale. Il Papa potrebbe pure andare ad abitare fuori Roma, avere un dicastero a Roma e un altro a Bogotá, e magari collegarsi per teleconferenza con gli esperti di liturgia che risiedono in Germania. Attorno al Papa quello che c’è, in un senso teologico, è il Collegio dei Vescovi per servire il Popolo».

 

Non teme che su questo sfondo, dopo Francesco il suo papato venga archiviato? «No, indietro non si torna. Se e quando Francesco non fosse più Papa, la sua eredità resta forte. Ad esempio, il Papa è convinto che quello che ha già scritto o detto non possa essere punito come un errore. Dunque, in futuro tutti potranno ripetere quelle cose senza la paura di ricevere sanzioni. E poi c’è la maggior parte del Popolo di Dio che con la sua sensibilità speciale non accetterà facilmente che si torni indietro in certe cose».

 

Non vede nemmeno il rischio di «due Chiese»? «No. C’è uno scisma quando un gruppo di persone importanti condivide la stessa sensibilità, che riflette quella di una porzione ampia della società. Lutero e il protestantesimo nacquero così. Ma ora la stragrande maggioranza del Popolo è con Francesco e lo ama. I suoi oppositori sono più deboli di quanto non credano. Non piacere a tutti non significa provocare uno scisma».

 

Non è rischiosa questa idea del rapporto diretto del Papa con il popolo, mentre la Chiesa, intesa come classe ecclesiastica, si sente emarginata? «Ma la Chiesa è il Popolo di Dio guidato dai suoi pastori. Gli stessi cardinali possono sparire, nel senso che non sono essenziali. Essenziali sono il Papa e i vescovi. D’altronde, è impossibile che quanto dice e fa un Papa piaccia a tutti. Benedetto XVI piaceva a tutti? L’unità non viene fuori dall’unanimismo».

 

Secondo lei oggi un Conclave rieleggerebbe Francesco? «Non lo so, magari no. Ma è accaduto, e tutto quello che si può pensare prima o dopo il Conclave non è importante. L’unica cosa che conta ed è importante è la votazione che si fa nel Conclave, con l’assistenza speciale dello Spirito. Crediamo che a guidare il Conclave sia lo Spirito Santo, e che non si può contraddire lo Spirito santo. Se poi alcuni si sono pentiti non cambia nulla».

 

Lei pensa che Francesco potrebbe essere costretto a lasciare Casa Santa Marta per motivi di sicurezza, per un attacco terroristico del fondamentalismo islamico? «Lui non la pensa così. E io non ho trovato argomenti decisivi in questo senso. D’altronde, credo che chi organizza grandi attentati ha una certa intelligenza e sia in grado di distinguere tra gli Stati Uniti di Bush e il Vaticano. Certo ci può essere qualche fanatico isolato, ma sempre sotto controllo. No, credo proprio che Francesco rimarrà a Casa Santa Marta, forte e con tanta fiducia»//

Condividi post

Published by Romanus - in Questioni attuali
scrivi un commento
16 maggio 2015 6 16 /05 /maggio /2015 04:00
ASCENSIONE DEL SIGNORE (B)

Ascende il Signore tra canti di gioia

 

At 1,1-11; Sal 46 (47); Ef 4,1-13; Mc 16,15-20

 

Il salmo responsoriale è tratto dal Sal 46, che è un salmo processionale, in cui si celebra, con il trionfale ingresso dell’arca dell’alleanza nel tempio, la gloria di Dio, re universale e sovrano cosmico, che ascende sul trono, da lui stabilito in mezzo al popolo eletto, e dal quale estende il suo dominio su tutta la terra. Il testo acquista tutto il suo senso nella prospettiva messianica; perciò la Chiesa lo canta oggi, solennità dell’Ascensione del Signore: con la sua ascensione, Cristo è stabilito re dei secoli, Signore dell’universo, sacerdote e mediatore unico tra Dio e gli uomini, capo del suo corpo mistico. Il salmo dà voce all’uomo e a tutta quanta la creazione che, fra le doglie del parto, già pregusta nell’ascensione di Gesù la pienezza della vita futura.

 

Il racconto dell’evento dell’ascensione del Signore è affidato alla prima lettura, costituita dai versetti iniziali degli Atti degli Apostoli. Tuttavia la preoccupazione maggiore dei brani della Scrittura che vengono proposti oggi alla nostra attenzione è di dare indicazioni sul senso del tempo che noi stiamo vivendo tra l’ascensione del Signore e il suo ritorno alla fine dei tempi. Collocando all’inizio degli Atti degli Apostoli, come alla fine del suo Vangelo, un riferimento all’ascensione del Signore, san Luca lascia immediatamente intendere che la missione della Chiesa continua quella di Gesù. Ecco quindi che il messaggio dell’ascensione può essere colto secondo due dimensioni complementari: da una parte l’ascensione è il punto di arrivo della vita di Gesù; dall’altra è il punto di partenza della vita della Chiesa.

 

La festa dell’ascensione del Signore è la celebrazione della partenza-assenza di Cristo a beneficio della presenza-responsabilità della Chiesa. Nei brani della Scrittura che ascoltiamo oggi, predomina questa seconda prospettiva. Nella lettura evangelica, il fatto dell’ascensione appare come lo spartiacque tra Gesù e la Chiesa, ma nel tempo stesso come l’evento che fonda la continuità tra le rispettive missioni. La seconda lettura, tratta dalla lettera agli Efesini, dice la stessa cosa quando afferma che Cristo “asceso in alto […] ha distribuito doni agli uomini”, e cioè ha comunicato al mondo quella ricchezza di vita che ha conquistato per sé. Con la fine della sua presenza nel nostro mondo e la sua conseguente glorificazione presso il Padre, Cristo inizia una nuova presenza al mondo tramite la missione e la testimonianza affidate ai suoi discepoli.

 

Se il fatto della piena glorificazione di Cristo apre il nostro cuore alla speranza, la certezza della sua presenza ci dona il coraggio dell’impegno. Non basta stare a guardare verso il cielo, in attesa degli eventi; il comando del Signore ai discepoli è chiaro: “di me sarete testimoni […] fino ai confini della terra”. La speranza cristiana non legittima alcuna fuga dal mondo, dalla storia. Viceversa è connaturale alla nostra speranza offrire dal di dentro della città terrena una concreta testimonianza della città celeste. Per Cristo l’ascensione è un traguardo raggiunto, per noi ancora un cammino da fare. La vita del Signore è stata un’esistenza pienamente disponibile al servizio degli uomini. E’ percorrendo la stessa strada di Cristo che noi raggiungeremo lo stesso suo traguardo. E’ soltanto attraverso la testimonianza di un amore fattivo che possiamo raggiungere la giusta statura e la piena maturità così da essere degni di partecipare all’esaltazione di Cristo alla destra del Padre.

 

Nell’eucaristia la Chiesa pellegrina sulla terra riaccende continuamente la speranza della patria eterna (cf. orazione dopo la comunione).

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 04:00

Un incontro con il Prof. Andrea Grillo. Intervista a cura di Aurelio Porfiri, per Naufrago/Castaway (30.04.2015)

Condividi post

Published by Romanus - in Riforma liturgica
scrivi un commento
11 maggio 2015 1 11 /05 /maggio /2015 04:00
Liturgy 2.0

Michela Brundu, Liturgy 2.0. Menù liturgico per diete spirituali  (Formazione 14), Messaggero, Padova 2014. 255 pp.

 

Di questo libro, originale nel titolo e nel contenuto, offro la prefazione, intitolata “La liturgia , respiro dell’uomo di ogni tempo” (pp. 5-6), a cura Mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina. E' un testo che ha un valore in sé.

 

I cambiamenti culturali del nostro tempo rispetto a quello della nostra giovinezza, della seconda metà del secolo scorso, sono evidenti, ampi, profondi e, in un certo senso, destabilizzanti tutta l’esperienza religiosa. Il campo semantico attraverso cui si esprime il sentimento religioso, l’atto di fede non privatistico o intimistico, ma pubblico, comunicabile, sperimentabile in una società, è assolutamente sconosciuto e deve fare i conti con nuovi miti, nuove saghe, nuove storie e nuovi campi semantici. E’ assurdo allora pensare che un bambino, un ragazzo, un giovane, ma ormai anche il genitore e il nonno, entri in chiesa e sia coinvolto immediatamente nei gesti liturgici, li capisca per quello che sono, li gusti, li apprezzi e gli divengano affascinanti per la carica di vita profonda, di spiritualità, di religiosità, di fede che li pervade, senza operare un minimo di bonifica culturale dei simboli in cui oggi è immerso e che gli determinano la vita, la comprensione del mondo spirituale. Non si tratta di cercare a tutti i costi una mutua contaminazione, ma almeno di fare una operazione culturale, senza pretese, ma seria, che non li presenti più come dato scontato, ma li riconquisti, li risignifichi nella cultura di oggi e li presenti sempre freschi all’intelligenza.

 

Il testo che segue è un buon tentativo di offrire all’uomo di oggi la ricchezza della liturgia, come può essere percepita fuori dalle scuole specializzate, il suo mondo vasto e profondo di significati per la felicità della nostra vita umana e per il contatto con l’ineffabile, l’indicibile, il mistero di Dio; dove la parola mistero non indica incapacità di comprensione, ma offerta alla vita umana di esperienza profonda, di qualcosa che non è riducibile a essa. Potrà sembrare allora molto pedante dover ridire tutti i significati, doverli spiegare, dover ricominciare dalle cose più semplici, dover sviluppare una didattica insopportabile come spesso purtroppo avviene nelle liturgie in cui occorre spiegare i gesti perché altrimenti non si capiscono. Non è però solo la spiegazione intellettuale che conta, ma una esperienza guidata fatta di stupore, di amore, di silenzi, di attenta apertura della mente e del cuore.

 

Qui si vuol arrivare. Si sarebbe potuto fare anche di più, ma quando si entra in questo campo occorre sempre partire da un denominatore comune, da concetti umani che aspirano a essere di dominio comune, altrimenti siamo senza possibilità di ascolto e di comprensione. Alla fine l’operazione è riuscita pur sapendo che tutti i simboli sono cangianti con il tempo, con le mode, con le pressioni ideologiche e che l’operazione deve diventare un appuntamento continuo delle giovani generazioni con il mondo dei simboli religiosi. Non si vuol dimostrare che andare a messa la domenica è una operazione intellettualmente onesta e umanamente sensata (per questo, che è assolutamente vero, occorre disporsi a fare il salto della fede), ma almeno offrire alla nostra umanità uno spazio necessario di uscita dalla prigione della nostra autosufficienza.

 

Questa non è una pressione ideologica come quelle che stanno operando in molte scuole lobby potenti che vogliono imporre a tutti una loro visione umana, ma una mano aperta per offrire significati e riconquistare il senso della vita, che, se non approda alla spiritualità, imprigiona il meglio di noi ed è un tradimento dell’umanità. Senza Dio e senza dialogo con lui, la nostra vita è assolutamente mutilata e la felicità una chimera.

Condividi post

Published by Romanus - in Bibliografia
scrivi un commento
9 maggio 2015 6 09 /05 /maggio /2015 04:00
DOMENICA VI DI PASQUA (B)

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia

 

At 10,25-26.34-35.44-48; dal Sal 97 (98); 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17

 

I prodigi divini celebrati dal salmo responsoriale formano il tessuto della storia sacra e, alla luce del Nuovo Testamento, hanno come momento culminante la vittoria di Cristo sulla morte. Il testo salmico ci invita a cantare al Signore un cantico nuovo, perché egli, con la sua strepitosa vittoria, ha portato la salvezza a tutti i popoli. Nel ritornello proclamiamo che “il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia”. Dio infatti si rivela giusto nel senso che manifesta la sua misericordia e realizza gratuitamente le sue promesse. La giustizia di Dio è fedeltà ad una volontà di salvezza; crea nell’uomo la giustizia che esige da lui.

 

Amare ed essere amati è il desiderio più profondo, il bisogno più vitale della persona umana fin dalla più tenera infanzia e in tutte le età della vita. Ma che cos’è l’amore? A questa domanda sono state date molte risposte. Il tema centrale della parola di Dio proclamata in questa domenica è l’amore cristiano, che ha la sua sorgente in Dio. Domenica scorsa abbiamo ricordato le parole di Gesù: “chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto”. Oggi viene chiarito il senso di questo rimanere in Cristo, si tratta di rimanere nel suo amore. Nella seconda lettura, san Giovanni afferma che “Dio è amore”. Nell’amore sta racchiusa tutta l’essenza della vita divina che circola nella Trinità. In Dio l’amore non è solo un aspetto tra altri, ma coincide con il suo stesso essere: Dio è relazione, rapporto, comunicazione, insomma amore. Infatti san Giovanni afferma che l’amore di Dio si manifesta nel fatto che egli ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, “perché noi avessimo la vita per mezzo di lui”. L’ampiezza dell’amore di Dio si manifesta quindi nel mistero pasquale di morte e risurrezione. La pasqua di Gesù è il segno più evidente della serietà del suo amore, perché come ci ricorda egli stesso nel brano evangelico, “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. La discesa dello Spirito Santo sul pagano Cornelio ed i suoi familiari, di cui parla la prima lettura, fa capire a Pietro e alla prima comunità cristiana che l’amore salvifico di Dio non conosce barriere: Dio “accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”. La morte di Cristo sulla croce è donata da Dio a tutti gli uomini, senza distinzione: “per noi uomini e per la nostra salvezza…”, recitiamo nel Credo.

 

Come si fa a rimanere nell’amore di Cristo? Lo spiega Egli stesso: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore”. Il comandamenti di Cristo si riassumono nel comandamento dell’amore: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri”. San Giovanni, che ci tramanda queste bellissime parole del Signore, ha scoperto il vero volto di Dio nell’impegno di Cristo per l’uomo. Arriveremo a capire chi sia Dio e ad entrare in comunione con lui non tanto attraverso sapienti discorsi su Dio, quanto piuttosto attraverso la nostra concreta testimonianza di amore e di dedizione agli altri (cf. orazione colletta). Amare è entrare nella vita dell’altro per camminare con lui e condividere qualcosa di nuovo e di grande.

 

L’eucaristia è mistero d’amore anzitutto nel suo essere sacramento della Pasqua del Signore: essa è la memoria efficace dell’atto d’amore compiuto dal Padre, che ha tanto amato gli uomini da consegnare il suo Figlio per la loro salvezza. Perciò la celebrazione eucaristica è il centro della vita cristiana, fonte di nutrimento, ritrovo tra fratelli, che amano lo stesso Padre, di cui siamo chiamati a comunicare l’incredibile e immenso amore.

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento
6 maggio 2015 3 06 /05 /maggio /2015 04:00

MISSA IN HONOREM MATTHAEI RICCI per assemblea, coro femminile, ottoni e organo del Maestro Aurelio Porfiri

Condividi post

Published by Romanus - in Questioni attuali
scrivi un commento
4 maggio 2015 1 04 /05 /maggio /2015 04:18

7 celebrazioni rimangono nello stesso giorno del mese nei due Messali: s. Giuseppe lavoratore, s. Atanasio, ss. Nereo e Achilleo, s. Pancrazio, s. Bernardino da Siena, s. Gregorio VII, s. Filippo Neri.

 

5 celebrazioni rimangono nello stesso mese, ma in un giorno diverso nei due Messali: nel MR 2002, s. Filippo e Giacomo apostoli sono celebrati il giorno 3 di maggio (si celebrava il 1 maggio fino al 1955 quando venne istituita la festa di s. Giuseppe lavoratore); il papa s. Giovanni I è ricordato nel giorno del suo “dies natalis” come pure s. Beda Venerabile e s. Maria Maddalena de’ Pazzi; s. Agostino di Canterbury è celebrato nel giorno successivo al suo “dies natalis” perché il 26 maggio si fa memoria di s. Filippo Neri nel suo “dies natalis”.

 

3 celebrazioni che il MR 2002 propone nel mese di maggio, si trovano in altri mesi nel MR 1962: l’apostolo s. Mattia (24 febbraio); la Visitazione della Beata Vergine Maria (2 luglio); il Cuore Immacolata di Maria (22 agosto). S. Mattia, che cadeva spesso in quaresima, è celebrato nel MR 2002 il 14 maggio, in questo modo l’apostolo viene ricordato durante il tempo pasquale, non lontano dalla solennità dell’Ascensione. La Visitazione di Maria è celebrata nel MR 2002 il 31 maggio, tra l’Annunciazione e la Nascita di s. Giovanni. Il Cuore di Maria è venerato nel MR 2002 subito dopo la solennità di Cuore di Gesù.

 

8 celebrazioni che il MR 1962 propone nel mese di maggio, le troviamo in altri mesi nel MR 2002: s. Stanislao (11 aprile), s. Roberto Bellarmino (17 settembre), s. Bonifacio (5 giugno) e s. Giovanni Battista de la Salle (7 aprile) il MR 2002 li celebra nel loro “dies natalis”, e s. Pio V (30 aprile) il giorno prima della sua morte; s. Monica è celebrata il 27 agosto, vigilia della memoria del suo figlio Agostino; s. Gregorio Nazianzeno è venerato assieme al suo amico s. Basilio il 2 gennaio, il giorno più prossimo alla morte di quest’ultimo (1 gennaio); la celebrazione di Maria Regina è stata trasferita nel giorno ottavo dell’Assunta per sottolineare il legame della regalità della Madonna con la sua piena glorificazione corporea (cf. Lumen Gentium 59).

 

3 celebrazioni nuove ed esclusive del MR 2002 sono a maggio: la Madonna di Fatima; ss. Cristoforo Magallanes e compagni, martiri messicani canonizzati nell’anno 2000; s. Rita da Cascia, molto cara alla devozione popolare.

 

13 celebrazioni che il MR 1962 assegna a maggio sono scomparse dal MR 2002. In questo modo, la presenza massiccia del Santorale che caratterizza il MR 1962 è allentata. Le celebrazioni soppresse possono trovare sempre posto nei Calendari particolari.

Condividi post

Published by Romanus - in Anno liturgico
scrivi un commento
2 maggio 2015 6 02 /05 /maggio /2015 04:00
DOMENICA V DI PASQUA (B)

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea

 

At 9,26-31; Sal 21 (22); 1Gv 3,18-24; Gv 15,1-8

 

Il salmo responsoriale viene preso dalla seconda parte del Sal 21, dove il lamento della prima parte si trasforma in inno di ringraziamento festoso e in cantico al Signore re dell’universo. Dalla disperazione alla speranza, dalla morte alla vita, dal sepolcro alla risurrezione: “ecco l’opera del Signore!”. All’inizio della settimana di passione, la prima parte di questo salmo ci ha introdotto nella celebrazione dei misteri della passione di Gesù, oggi la seconda parte del salmo celebra la gloriosa risurrezione del Signore e la salvezza universale che da questo mistero si riversa su “tutti i confini della terra”.

 

La Pasqua è un evento paradigmatico, simbolo di vita, di vita ritrovata, di vita piena, quella di Gesù e quella nostra. Il brano evangelico d’oggi ci ricorda che la fecondità della nostra vita dipende dalla relazione vitale con il Signore. Gesù illustra questa verità con l’immagine della vite e dei tralci, immagine presente già nell’Antico Testamento. Gesù si presenta come la “vite vera”, di cui noi siamo i “tralci”. La condizione essenziale perché la nostra vita porti frutto è la comunione vitale con Gesù: “Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me”. Gesù si pone quindi come centro significativo della vita dell’uomo e come condizione essenziale per una sua vita significativa e feconda. Ma notiamo che occorre “rimanere” in lui: il verbo ricorre otto volte negli otto versetti dell’odierno brano evangelico.

 

San Giovanni ribadisce la stessa dottrina nella seconda lettura, quando afferma che il frutto fondamentale che specifica la morale pasquale è l’amore “con i fatti e nella verità”, e cioè mediante l’osservanza dei comandamenti, in particolare di quelli riguardanti la fede e l’amore fraterno: “Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e egli in lui”. La fede e l’amore sono i costitutivi essenziali della nostra realtà di cristiani, sono “il comandamento” per eccellenza, il frutto essenziale che il fedele, innestato in Cristo – vite vera, deve produrre. Un esempio concreto di questo rapporto vitale con Cristo l’abbiamo nella vita di san Paolo, che dopo la sua conversione, trasformato dall’incontro con Cristo, dà testimonianza coraggiosamente della sua fede nella città di Gerusalemme mettendo a repentaglio la propria vita per amore di Gesù (prima lettura).

 

La parola di Dio ci invita oggi a ritornare alle radici del nostro essere cristiano. Il successo della nostra vita è possibile solo se radicato in Cristo. Senza di lui non possiamo fare nulla, la nostra esistenza diventa sterile. Dietro l’immagine del tralcio secco e arido, perso ai bordi del campo, c’è il mistero del rifiuto che l’uomo può opporre alla vita e all’amore, c’è la vicenda del confronto tra la luce e le tenebre. Chi volesse rivendicare un’impossibile autonomia si troverebbe a fare i conti con la sua assoluta pochezza e sterilità. Contro una cultura antropocentrica, che rifiuta Dio e colloca l’uomo al centro di tutto, la Parola di Dio ci propone una vita ancorata in Cristo. Uniti a Cristo, la nostra vita porterà frutti abbondanti. Questa unione si rinsalda nell’ascolto della Parola e nella partecipazione all’Eucaristia, le due mense in cui si nutre la vita cristiana (cf. Dei Verbum, n.21). Si tratta di un frutto che riguarda sia la vicenda terrena che la vita eterna promessa a quelli che restano uniti vitalmente a Gesù.

Dalla V Domenica di Pasqua la dinamica delle letture bibliche si sposta dalla celebrazione della risurrezione del Signore alla preparazione del culmine del Tempo di Pasqua, la venuta dello Spirito Santo a Pentecoste

Direttorio omiletico, n. 55

Condividi post

Published by Romanus - in Omelie
scrivi un commento

Presentazione

  • : Blog di Matias Augé
  • Blog  di Matias Augé
  • : Il mio blog intende far conoscere la liturgia della Chiesa per meglio celebrarla e viverla
  • Contatti

Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE

Decalogo per intervenire: 
1. Prima di scrivere un commento leggi con attenzione il post.

2. Il tuo commento non si sposti dall’argomento del post.

3. Scrivi con sincerità, completezza e chiarezza la tua opinione.

4. Non dilungarti in dismisura nei commenti.

5. Controbatti le opinioni degli altri con argomenti.

6. Non insultare, giudicare o umiliare chi non la pensa come te.

7. Non cercare di svelare il nickname degli altri.

8. Non adoperare parole volgari.

9. Non pretendere di avere l’ultima parola nel dibattito.

10. Chi non indica la email non ha diritto di prendere la parola.

Cerca

Promemoria

 

Statistiche contatore attivato in data 02-06-2011 alle ore 15

 

Inserzioni

Articoli Recenti

  • DOMENICA DI PENTECOSTE (B)
    Messa vespertina nella vigilia Su tutti i popoli regna il Signore Ez 37,1-14; Sal 50 (51); Rm 8,22-27; Gv 7,37-39 Nella maggior parte delle chiese, il sabato sera, si celebra come d’abitudine la messa del giorno seguente. Ma vale la pena leggere e meditare...
  • RIFORMARE LA RIFORMA?
    L’ultimo numero della Rivista IHU on line (http://www.ihuonline.unisinos.br/index.php?secao=465) ospita una lunga intervista dedicata ai due anni di Bergoglio papa, di cui Andrea Grillo nel suo blog Come se non (19.05.2015) offre l’originale in italiano.Ecco...
  • Una intervista al Corriere della Sera dell’Arcivescovo Fernández
    di Andrea Grillo Pubblicato il 12 maggio 2015 nel blog: Come se non «I fedeli sono con Francesco. La Curia? Non è essenziale» Intervista a Vìctor Manuel Fernàndez a cura di Massimo Franco in “Corriere della Sera” del 10 maggio 2015 Il Papa isolato? «Per...
  • ASCENSIONE DEL SIGNORE (B)
    Ascende il Signore tra canti di gioia At 1,1-11; Sal 46 (47); Ef 4,1-13; Mc 16,15-20 Il salmo responsoriale è tratto dal Sal 46, che è un salmo processionale, in cui si celebra, con il trionfale ingresso dell’arca dell’alleanza nel tempio, la gloria di...
  • Il ruolo dei laici nella liturgia... e altro ancora
    Un incontro con il Prof. Andrea Grillo. Intervista a cura di Aurelio Porfiri, per Naufrago/Castaway (30.04.2015)
  • Liturgy 2.0
    Michela Brundu, Liturgy 2.0. Menù liturgico per diete spirituali (Formazione 14), Messaggero, Padova 2014. 255 pp. Di questo libro, originale nel titolo e nel contenuto, offro la prefazione, intitolata “La liturgia , respiro dell’uomo di ogni tempo” (pp....
  • DOMENICA VI DI PASQUA (B)
    Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia At 10,25-26.34-35.44-48; dal Sal 97 (98); 1Gv 4,7-10; Gv 15,9-17 I prodigi divini celebrati dal salmo responsoriale formano il tessuto della storia sacra e, alla luce del Nuovo Testamento, hanno come momento...
  • Missa in honorem Matthaei Ricci
    MISSA IN HONOREM MATTHAEI RICCI per assemblea, coro femminile, ottoni e organo del Maestro Aurelio Porfiri
  • IL SANTORALE DEL MESE DI MAGGIO A CONFRONTO NEI MESSALI DEL 1962 E DEL 2002/2008
    7 celebrazioni rimangono nello stesso giorno del mese nei due Messali: s. Giuseppe lavoratore, s. Atanasio, ss. Nereo e Achilleo, s. Pancrazio, s. Bernardino da Siena, s. Gregorio VII, s. Filippo Neri. 5 celebrazioni rimangono nello stesso mese, ma in...
  • DOMENICA V DI PASQUA (B)
    A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea At 9,26-31; Sal 21 (22); 1Gv 3,18-24; Gv 15,1-8 Il salmo responsoriale viene preso dalla seconda parte del Sal 21, dove il lamento della prima parte si trasforma in inno di ringraziamento festoso e in...

Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

Eventi e libri

    

 

 

 

    Sodi-libri-1.jpg 

 

 

 

 

Sodi-libri-3.jpg

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 
 

Riviste