Liturgia e Chiesa

 

scansione0002LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE
Thursday 9 february 2012 4 09 /02 /Feb /2012 08:00

Tre-anni.png

 

IL BLOG COMPIE OGGI, 9 FEBBRAIO, TRE ANNI, NEI QUALI HA CERCATO DI ESSERE AL SERVIZIO DI TUTTI COLORO CHE VOGLIONO APPROFONDIRE LA LITURGIA DELLA CHIESA PER MEGLIO CONOSCERLA, CELEBRARLA E VIVERLA.

Di Romanus - Pubblicato in : Questioni attuali - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 14 commenti
Wednesday 8 february 2012 3 08 /02 /Feb /2012 05:00

Cristo-sacerdote.jpg Riflettendo sul sacrificio di Cristo, viene da domandarci in che senso la morte di Gesù in croce sia da considerarsi un sacrificio. Infatti generalmente si vede il sacrificio di Gesù nella sua morte come tale, poiché si ha l’inconscio preconcetto di identificare il “sacrificio” con la “morte” della vittima. D’altra parte la morte di Gesù in croce, nella sua spettacolarità storica potrebbe apparire il risultato di una congiura. Infatti con il suo comportamento Gesù aveva “urtato” sia il potere politico, presso il quale veniva accusato di sobillare il popolo e di impedire il pagamento dei tributi a Cesare (cf. Lc 23,1-2), sia l’autorità religiosa, perché si proclamava Figlio di Dio (cf. Lc 22,67-71). Si potrebbe anche aggiungere che sul Calvario non si vede un rito sacrificale, né un sacerdote, né un altare, ecc.

 

Perciò, per  capire la morte di Gesù come sacrificio bisogna riandare a tutta la sua vita. In lui vita e morte sono inseparabilmente congiunte, perché la sua vita è caratterizzata da una continua offerta al Padre. Infatti, entrando nel mondo egli dice: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7); nel tempio di Gerusalemme, dove si era fermato a insaputa dei genitori, risponde loro: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49); dopo l’incontro con la donna samaritana, dice agli apostoli: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato a compiere la sua opera” (Gv 4,34); nel discorso sul “pane di vita” afferma: “sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6,38); in discussione con i giudei proclama solennemente: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato” (Gv 8,28; e nel Getsemani prega dicendo: “Padre mio […] sia fatta la tua volontà” (Mt 26,42).

 

Queste testimonianze bibliche evidenziano che la croce è per Gesù il momento culminante di un’esistenza tutta oblativa, cioè caratterizzata dalla dimensione dell’offerta al Padre. Per questo la fede cristiana riconosce la morte di Cristo come sacrificio, anzi come l’unico sacrificio capace di redimere gli uomini dal peccato.

 

Fonte: Angelo Cecchinato, Al cuore della Messa, guidati dalla fede, Messaggero, Padova 2012, pp.56-57.

Di Romanus - Pubblicato in : Eucaristia - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Monday 6 february 2012 1 06 /02 /Feb /2012 05:00

Comunione in boccaUn sacerdote (poco più che quarantenne) si è messo a fare il riformatore nella sua parrocchia, rimettendo in auge gli inginocchiatoi per ricevere la comunione, abolizione della comunione nella mano, messa in latino, e altro. Si difende affermando che lui segue l’esempio del Papa. Non riesco a convincerlo, nemmeno facendo appello all’umiltà di uniformarsi a quello che fanno i confratelli, i quali non sono tutti dispregiatori dell’eucaristia. Alcuni fedeli protestano dicendo che è un loro diritto ricevere la comunione nella mano, andando processionalmente verso l’altare, e non vogliono andare a messa in altra parrocchia. Su quali tasti insistere per fare breccia sulla sensibilità di questo parroco, che pure è tutto dedito alla preghiera e alla predicazione?

Lettera firmata

 

Risponde don Gianni Cavagnoli. Dispiace leggere relazioni come questa circa comportamenti di presbiteri che dovrebbero tener conto anzitutto dell’assemblea che non è quella presieduta dal Papa in San Pietro a Roma, o in qualsiasi altra località geografica. Infatti, il principio ispiratore di ogni scelta in campo liturgico, da parte del presbitero che presiede, è così prospettato da OGMR: “Nel preparare la messa il sacerdote tenga presente più il bene spirituale del popolo di Dio che la propria personale inclinazione. Si ricordi anche che la scelta di queste parti si deve fare insieme con i ministri e con coloro che svolgono qualche ufficio nella celebrazione, senza escludere i fedeli in ciò che li riguarda direttamente. L’armonica disposizione ed esecuzione dei riti contribuisce moltissimo a disporre lo spirito dei fedeli per la partecipazione all’eucaristia” (352).

 

Per quanto riguarda espressamente la comunione eucaristica, va ricordato che la Cei, con decreto in data 19 luglio 1989, confermato dalla Santa Sede e corredato dalla relativa istruzione di ampio respiro liturgico-teologico, ha stabilito che “accanto all’uso della comunione sulla lingua, la Chiesa permette di dare l’eucaristia deponendola sulle mani dei fedeli protese entrambe verso il ministro, ad accogliere con riverenza e rispetto il Corpo di Cristo. I fedeli sono liberi di scegliere tra i due modi ammessi” (15). Chi, pertanto, lede questo diritto di scelta si pone contro la libertà dei fedeli e non fa che creare divisioni tra i credenti, incappando nella terribile apostrofe dell’apostolo Paolo: “Farebbero meglio a farsi mutilare quelli che vi gettano nello scompiglio!” (Gal 5,12).

 

Circa la lingua nella celebrazione eucaristica, vi è pure un altro preciso dettato Cei da ottemperare, premesso alla edizione italiana del Messale: “Nelle messe celebrate con il popolo si usa la lingua italiana” (12). Del resto, anche chi fa richiesta della forma extraordinaria del rito della messa, avvalendosi del Motu proprio Summorum Pontificum (7.7.2007), deve sottostare alla chiara normativa in esso stabilita, ribadita recentemente dalla istruzione della Pontificia commissione Ecclesia Dei (30.4.2011).

Relativamente a chi presiede, si parla espressamente di un sacerdote idoneo, che possieda “una conoscenza basilare della lingua latina, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e capirne il significato” (20b).

 

Al di là di tutto ciò, va pure evidenziato che, come ancora focalizza un conosciuto dettato Cei, “tutti devono acquisire la consapevolezza che è finito il tempo della parrocchia autosufficiente” (Il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia, 11). E’ l’epoca della pastorale integrata, ribadita anche dall’ultimo documento Cei che, tra le numerose azioni svolte dalla parrocchia, segnala che “nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua eucaristia” (Educare alla vita buona del Vangelo, 39).

 

Per concludere e a ulteriore conferma, un aneddoto. Anni indietro, un espertissimo cerimoniere, autentico stratega dell’ “ingegneria liturgica” d’estate era solito trovarsi sul bagnasciuga di Monterosso al Mare (Sp) per consultazioni di alto livello con un addottorato cerimoniere papale. I due redigevano i dubia più angoscianti, sollevati da difformità rituali nelle liturgie papali, e li sottomettevano al maestro delle celebrazioni pontificie, allora mons. Virgilio Noè, recentemente scomparso. Ebbene, quest’ultimo rispondeva costantemente e perentoriamente, lasciando a bocca asciutta i due indefessi interlocutori: “Per le celebrazioni papali esistono altre regole”. E tuttora persistono.

 

© Vita pastorale n. 1 (2012) 10-11.

 

 

Di Romanus - Pubblicato in : Eucaristia - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 15 commenti
Saturday 4 february 2012 6 04 /02 /Feb /2012 05:00

Giobbe.jpg

Risanaci, Signore, Dio della vita

 

Prima lettura: Gb 7,1-4.6-7

Salmo responsoriale: dal Sal 146 (147)

Seconda lettura: 1Cor 9,16-19.22-23

Vangelo: Mc 1,29-39

 

Il Sal 146 è un inno di gioia e di lode in onore di Dio creatore e redentore. Infatti, Dio rivela il suo amore attraverso la creazione e la provvidenza cosmica e attraverso la liberazione storica del suo popolo. Nelle strofe del salmo riprese oggi dalla liturgia domenicale si intravede nitidamente l’opera di Dio creatore, ma domina l’impegno di Dio nella storia che si concretizza nel “risanare”, nel “fasciare le ferite” e nel “sostenere i poveri”. Noi recitando questo salmo indirizziamo il nostro sguardo verso le opere che Dio ha attuato in Cristo: per mezzo del Verbo tutto è stato creato; con la passione, morte e risurrezione di Cristo il mondo è stato ricostruito.

 

La liturgia odierna ci invita a riflettere sullo scandalo del dolore nella vita dell’uomo. I lamenti del giusto Giobbe, di cui parla la prima lettura, sono espressione classica di quella continua ricerca di una risposta al senso della sofferenza che percorre la storia dell’umanità e d’ognuno di noi. A Giobbe non viene condonato nulla, la sua sofferenza non è soggetta a sconti. Sprofondato nella tristezza del tempo volato via in fretta e del bene perduto ormai irrimediabilmente, l’avvilimento di Giobbe è così profondo che egli non intravede altro futuro che la morte. Giobbe grida la sua ribellione contro questa situazione, entra in discussione con Dio e da lui vuole una spiegazione. Ecco quindi che al colmo dell’angoscia, che le considerazioni dei suoi amici non riescono ad alleviare, Giobbe si rivolge a Dio, sperando contro ogni speranza in qualcuno che lo libererà dal baratro in cui giace.

 

La risposta di Dio agli interrogativi di Giobbe e di tutta l’umanità sofferente non è una filosofia o un convincente ragionamento. La risposta definitiva al mistero della sofferenza ci viene data con l’avvento di Cristo, il quale è presentato da san Marco già all’inizio della sua vita pubblica (cf. vangelo) come colui che è efficacemente solidale con i mali dell’uomo ed è quindi capace di liberarlo dalla sua situazione di sofferenza. In questa intensa giornata a Cafarnao, Gesù dopo aver guarito la suocera di Pietro che era a letto con la febbre, guarisce molti malati e indemoniati che vengono condotti a lui. Le guarigioni operate da Gesù, che lo accompagneranno poi durante tutta la sua vita pubblica, sono segno visibile dell’azione sovrana di Dio che in Cristo “risana i cuori affranti e fascia le loro ferite” (salmo responsoriale). Come ricorda il canto al vangelo, “Cristo ha preso le nostre infermità e si è caricato delle nostre malattie” (Mt 8,17).

 

All’immagine di Gesù che percorre tutta la Galilea predicando il vangelo e sanando i malati corrisponde l’immagine di san Paolo (cf. seconda lettura) che si fa tutto a tutti per guadagnare quanti più è possibile alla causa del vangelo. Per l’apostolo la predicazione del vangelo non si esaurisce in un insegnamento teorico, ma diventa personale partecipazione alla situazione di coloro cui si rivolge.

 

Concludendo queste riflessioni, è doveroso che ne traiamo alcune conseguenze per noi. L’esperienza della sofferenza è in sé una situazione ambigua, può far attecchire l’erba velenosa della disperazione o far sbocciare il fiore della fiducia. Alla luce della nostra fede, la sofferenza non è assurda. Anche se può sembrare paradossale, l’esperienza della sofferenza può costituire un momento di crescita ed essere poi il primo passo per aprirsi al desiderio della salvezza che Cristo annuncia e comunica.

 

Di Romanus - Pubblicato in : Omelie - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Thursday 2 february 2012 4 02 /02 /Feb /2012 12:00

Salterio-copia-1.jpgTra i salmi cosiddetti “imprecatori”, occupa un posto rilevante il Sal 136. Il salmista, da poco tempo tornato in patria, ricorda i tristi giorni dell’esilio, quando gli israeliti sedevano lungo i fiumi di Babilonia, Tigri e Eufrate, e piangevano ricordando la patria lontana. Il salmo è considerato un capolavoro della lirica di tutti i tempi. La Liturgia delle Ore omette i tre ultimi versetti del salmo che sono una dura invettiva contro i popoli idumei. Particolarmente truce è l’ultimo versetto che dice: “Beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà contro la pietra”. Ed è appunto questo versetto che troviamo più volte nelle antiche fonti monastiche: nei Detti dei padri del deserto, negli scritti di Giovanni Cassiano, nella Regola del Maestro, in quella di san Benedetto e negli scritti spirituali di Doroteo di Gaza.

 

San Benedetto, nel prologo alla sua Regola, afferma: “chi dal cospetto del proprio cuore ha respinto il diavolo maligno, che cercava di persuaderlo a qualcosa, col suo steso motivo di persuasione, lo ha ridotto a nulla e anche i suoi pensieri appena nati li ha afferrati e infranti contro Cristo”. Qui Benedetto fa un’interpretazione allegorica dell’ultimo versetto del Sal 136: i figli di Babilonia di cui parla il salmo, sono i cattivi pensieri, e la roccia rappresenta il Cristo, come dice san Paolo, benché certamente in un contesto diverso: “tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1 Cor 10,4). Questa esegesi allegorica del versetto è comune nella tradizione anteriore a san Benedetto, sia in quella monastica che in quella patristica; da Origene questa interpretazione è passata a tutta la tradizione orientale e occidentale. La lotta contro i cattivi pensieri è centrale nella dottrina ascetica dell’antico monachesimo. Per quanto riguarda la tecnica migliore per sopraffare il pensiero cattivo e il modo di trarne la miglior utilità possibile, gli antichi asceti elaborarono delle teorie contrapposte. I pensieri stessi, infatti, se usati bene, possono essere occasione di progresso spirituale. Secondo la dottrina più diffusa e sicura, il pensiero dev’essere contrastato allo stesso insorgere e gli dev’essere impedito assolutamente l’ingresso nel santuario dell’anima. Questa è la dottrina espressa da san Benedetto nel testo sopra citato, come pure in modo simile e usando la stessa esegesi allegorica del Sal 136, da Cassiano nelle sue Istituzioni cenobitiche, dalla Regola del Maestro, che cita il suddetto versetto del salmo ben tre volte, e da Doroteo di Gaza negli Scritti e insegnamenti spirituali.

 

Al di là del giudizio che merita l’uso-abuso di un allegorismo talvolta aprioristico con cui l’antico monachesimo, e la patristica in genere, ha interpretato la Bibbia e, in particolare, i salmi imprecatori, ciò che resta valido è l’approfondimento meditativo dei salmi, che porta a riconoscervi analogie misteriose e profetiche con la vita cristiana.

 

Matias Augé

 

Di Romanus - Pubblicato in : Liturgia delle Ore - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 6 commenti
Wednesday 1 february 2012 3 01 /02 /Feb /2012 05:00

Presentazione Gesù

Vieni, Signore, nel tuo tempio santo

 

Prima lettura: Ml 3,1-4 (oppure: Eb 2,14-18)

Salmo responsoriale: dal Sal 23 (24)

Vangelo: Lc 2,22-40

 

            Nella liturgia romana, la festa della Presentazione del Signore si colloca idealmente alla fine delle celebrazioni natalizie e prelude a quelle pasquali. Infatti nella presentazione al tempio Gesù è offerto e si offre come vittima sacrificale al Padre, offerta che si consumerà sulla Croce. Come ricorda la prima lettura alternativa della Messa, Cristo è veramente sacerdote nell’offrire se stesso per i peccati del popolo: “sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo”.

 

            Dopo il Vaticano II, la festa del 2 febbraio, pur recuperando il suo primario significato cristologico, ha conservato la connotazione mariana da secoli acquisita Infatti in questo mistero, Maria ha un ruolo rilevante: la Madre offre il Figlio e insieme è offerta al Padre dal Figlio, secondo l’economia nuova della croce redentrice. In ossequio alla legge di Mosè, ogni primogenito ebreo è chiamato “santo”, cioè proprietà del Signore e a lui consacrato quale geloso possesso. Eventualmente può essere riscattato con un’offerta sacrificale (cf. Es 13,2.12.15, brano letto nell’Ufficio delle letture della Liturgia delle Ore; cf. anche Lv 12,2-6.8; 5,11). Gesù è offerto a Dio, come primogenito, e riscattato con l’offerta dei poveri. La lettura evangelica della Messa, oltre a sottolineare l’osservanza della legge da parte di Giuseppe e Maria, indica la città santa di Gerusalemme come punto di partenza della salvezza portata da Gesù. I due vecchi, Simeone e Anna, che hanno incontrato Gesù nel tempio, rappresentano il popolo di Dio in attesa della salvezza promessa. Come si dice all’inizio della benedizione delle candele, Gesù  “veniva incontro al suo popolo, che l’attendeva nella fede”. Perciò in Oriente, ma anche poi in un primo tempo in Occidente, la festività è stata chiamata Ypapanté (= Incontro). Il prefazio della Messa riprende questa tradizione quando, tra l’altro, afferma: “E noi esultanti andiamo incontro al Salvatore…” Anche il Discorso di San Sofronio, riportato dall’Ufficio delle letture del giorno si esprime in modo simile: “Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui… “

 

            In realtà, nella legge ebraica la presentazione “al tempio” non era richiesta. San Luca ha riunito e utilizzato in modo originale i precetti biblici per seguire un suo particolare disegno, che la liturgia del 2 febbraio mette in evidenza anche con altri testi. Nel salmo responsoriale, in un crescendo di grande potenza sonora, le porte del tempio sono invitate a spalancarsi, sollevando i loro frontoni e i loro archi per accogliere il Re della Gloria che entra nel suo tempio. Il tempio è anche evocato nel brano del profeta Malachia, proposto come prima lettura della Messa: il profeta annuncia l’arrivo di un messaggero di Dio che entra nel tempio e attraverso un giudizio purificatorio, rappresentato dai due simboli del fuoco del fonditore e della liscivia dei lavandai, prepara un sacerdozio puro destinato a offrire a Dio l’oblazione pura e santa di Giuda e di Gerusalemme. La liturgia odierna vede in questo messaggero di Dio che entra nel tempio per purificarlo, la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme e la purificazione di sua madre Maria in ossequio alla legge mosaica. Ma la Madre va al tempio soprattutto per associarsi all’offerta di suo Figlio. Maria e Giuseppe, presentando il Bambino, riconoscono che Gesù è “proprietà” di Dio ed entra nel piano dell’attuazione del disegno divino perché è salvezza e “luce per tutti i popoli”. Il simbolismo della luce, simbolismo sia natalizio che pasquale, è espresso in modo particolare dal rito della benedizione delle candele e dalla processione che precede la celebrazione eucaristica.

 

Di Romanus - Pubblicato in : Omelie - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 1 commenti
Tuesday 31 january 2012 2 31 /01 /Gen /2012 05:00

Caspani-Messa.jpgPierpaolo Caspani, Viviamo la Messa. Commento alla celebrazione eucaristica, Dehoniane, Bologna 2012. 61 pp.

Questo piccolo libro vuole semplicemente presentare lo svolgimento della messa, così com’è indicato dalle norme liturgiche, mostrandone il senso e offrendo qualche sobria indicazione per una partecipazione consapevole e fruttuosa. Il riferimento è alla messa secondo il rito romano, con qualche nota anche sul rito ambrosiano, utilizzato in quasi tutta l’arcidiocesi di Milano. Destinatari di questo lavoro sono anzitutto i fedeli che partecipano alla messa, ma anche sacerdoti, catechisti e operatori pastorali che, in circostanze diverse, hanno il compito di introdurre altri al senso della celebrazione [quarta di copertina].

 

Contenuto: i criteri della riforma del Vaticano II; la struttura fondamentale della messa; i riti introduttivi; la liturgia della parola; la liturgia eucaristica; riti di conclusione.

Di Romanus - Pubblicato in : Bibliografia - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti
Monday 30 january 2012 1 30 /01 /Gen /2012 05:00

Al-cuore-della-Messa.jpgAngelo Cecchinato, Al cuore della Messa, guidati dalla fede, Messaggero, Padova 2012. 172 pp.

 

“Cosa” è la Messa? Esistono molti libri che parlano di come viene celebrata, ma pochi provano a spiegarne i significati e i benefici che il cristiano ha se vi partecipa. Un saggio chiaro e preciso, per capire meglio e comprendere questa celebrazione attraverso la spiegazione delle diverse parti che la compongono. Una catechesi fondata sul Messale Romano, indispensabile per chi vuole approfondire, dal punto di vista teologico, la conoscenza dell’Eucaristia. Un libro per scoprire che la Messa è veramente la “perla di grande valore” lasciata da Gesù alla sua Chiesa [quarta di copertina].

 

Cap. 1 – Celebriamo il memoriale del tuo Figlio morto e risorto: “dimensione pasquale della Messa”; Cap. 2 – Annunziamo le meraviglie del tuo amore: “dimensione kérygmatica della Mesa”; Cap. 3 – Ti offriamo anche noi insieme all’offerta del tuo Cristo: “dimensione offertoriale della Messa; Cap. 4 – Edifichiamo la Chiesa comunità della nuova alleanza: “dimensione comunitaria della Messa”; Cap. 5 – Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa: “dimensione eucaristica della Messa”; Cap. 6 – Attendiamo con ferma speranza la sua venuta nella gloria: “dimensione escatologica della Messa”; Cap. 7 – Ricordiamo e veneriamo la gloriosa e sempre Vergine Maria: “dimensione mariana della Messa”.

Di Romanus - Pubblicato in : Bibliografia - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 2 commenti
Saturday 28 january 2012 6 28 /01 /Gen /2012 05:00

Cristo Re 

Ascoltate oggi la voce del Signore

 

 

Prima lettura: Dt 18,15-20

Salmo responsoriale: dal Sal 94 (95)

Seconda lettura: 1Cor 7,32-35

Vangelo: Mc 1,21-28.

 

Il salmo responsoriale evoca l’evento centrale della storia biblica, la liberazione offerta da Dio nell’esodo dall’Egitto. La storia di Israele ci è posta dinanzi come ammonimento: “La maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto” (1Cor 10,5), e non entrarono nella terra promessa. Come Israele nel deserto, anche noi siamo in cammino verso una terra promessa. In tutte le circostanze della vita, nelle gioie e nelle privazioni, nel lavoro e nel riposo, nel rischio e nella tentazione, soltanto la luce e la forza della fede possono aiutarci a realizzare pienamente il nostro esodo verso la nuova Gerusalemme, verso la patria eterna. Ecco perché proclamiamo con il salmista che il Signore è “la roccia della nostra salvezza”. La parola di Dio illumina i sentieri del nostro pellegrinaggio. Per questo, il salmo ci invita a non chiudere il cuore alla voce del Padre che conduce e protegge “il popolo del suo pascolo” nel cammino della vita.

 

            La prima lettura contiene una promessa divina annunziata da Mosè: Dio non farà mai venir meno il dono della profezia in Israele attraverso la parola di molti nei quali questo dono s’incarnerà. La rilettura giudaica e cristiana di questo testo interpreterà in chiave individuale e quindi messianica tale promessa: il profeta promesso è il Messia che porterà a Israele la parola definitiva di Dio, una parola detta con autorità, con la stessa efficace di quella di Dio. Quindi dopo Mosè e gli altri profeti Dio invierà il suo profeta per eccellenza, Cristo Gesù: “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2).

 

Il brano evangelico parla degli inizi del ministero di Gesù a Galilea e dello stupore suscitato dal suo insegnamento. L’evangelista ci invita ad accompagnare, per una intera giornata, Gesù e i discepoli che egli ha appena scelto. E’ un giorno di sabato, a Cafarnao. Gesù va alla sinagoga e si mette ad insegnare. Marco non riferisce nessuna parola del predicatore, ma annota che parla come uno dotato di una sorprendente autorità e che fin da quel primo giorno, guarisce un uomo “posseduto da uno spirito impuro”. La missione di Gesù è come quella dei profeti, che insegnavano a nome di Dio e quindi con l’autorità che veniva da lui. L’autorità con cui parla Gesù si manifesta nell’efficacia della sua parola. Se ne ha una conferma nell’episodio di liberazione dell’indemoniato. L’effetto della parola di Gesù è immediato: “E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”. Dunque l’autorità di Gesù coincide con l’efficacia della sua parola che libera e risana. Gesù si mostra potente e vincitore contro le forze che schiavizzano l’uomo.

 

Anche se il brano della seconda lettura si muove fuori del quadro finora tratteggiato, qualche punto di contatto con le altre letture non manca. Vediamo infatti che san Paolo si mostra fedele alla parola di Dio affrontando il tema del matrimonio e della verginità con grande prudenza, senza imporre una o l’altra via. Stato verginale e stato coniugale di per sé non costituiscono la perfezione; essi sono mezzi idonei, anche se a livelli diversi , per la dedizione a quella “vita celeste” a cui siamo chiamati già in questa esistenza intramondana. Anche se Paolo esalta la scelta verginale, non intende con ciò gettare un ombra negativa sul matrimonio. Egli vuole semplicemente ricordarci quelle particolari scelte radicali di vita che come segno profetico ci  richiamano la precarietà delle realtà presenti.

 

 

Di Romanus - Pubblicato in : Omelie - Community : Riscopriamo la liturgia
Scrivi un commento - Vedi 0 commenti

Promemoria

 

Statistiche contatore attivato in data 02-06-2011 alle ore 15

 

Presentazione

Crea un Blog

Cerca

Calendario

February 2012
M T W T F S S
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
<< < > >>

La celebrazione

 

Bose.jpg


La celebrazione liturgica non è tanto una azione che parte dall’uomo verso Dio, quanto piuttosto un momento dell’azione salvifica di Dio che si rivela e si rende presente all’uomo

Concili e Padri

Decreti Concilii
La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)


La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

 

     
 

    Paolo-VI.jpg

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Libri ed eventi


   scansione0001

Goffredo Boselli, Il senso spirituale della liturgia (Prefazione di Paul De Clerck), Qiqajon, Comunità di Bose 2011. 237 pp.

Il futuro del cristianesimo in occidente dipende in larga misura dalla capacità che la Chiesa avrà di fare della sua liturgia la fonte della vita spirituale dei credenti.  Ma i credenti oggi vivono della liturgia che celebrano? Solo se vivono della liturgia, infatti, essi potranno attingere da essa quelle energie spirituale essenziali per il nutrimento della loro vita di fede. Questo libro si propone come guida per accedere al senso spirituale che abita la liturgia, così che ogni comunità e ciascun cristiano possa viverla, comprenderla, interiorizzarla.

 

 

 

 

 

Besançon La Messa per tutti

Jean-Noël Besançon, La Messa per tutti. La Chiesa vive l’Eucaristia, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2011. 151 pp.

La riforma liturgica intrapresa da Paolo VI restituisce l’Eucaristia a tutto il popolo di Dio: ritornando all’antica celebrazione dei primi secoli, oltre le interpretazioni del medioevo, essa ci ridona la “Messa di sempre” nella semplicità delle sue origini. Per spiegare l’evoluzione della liturgia eucaristica nella storia, l’autore ci dimostra, con intento pastorale e basandosi sulla propria esperienza, come la riforma del concilio Vaticano II torni alla più antica tradizione della Chiesa e permetta così a ciascun battezzato di essere cosciente dell’impegno che si assume rispondendo nel corso della celebrazione con il suo “Amen”. Davvero la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa!

 

 

 

 

   Evangeliario

L’Evangeliario nella storia e nella liturgia, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2011.

 

Come procedere alla realizzazione di un evangeliario di indubitabile qualità artistica e del tutto conveniente all’uso liturgico? Tale interrogativo, che la diocesi di Milano ha voluto affrontare al fine di realizzare un nuovo evangeliario per la chiesa ambrosiana, è al cuore degli interventi pubblicati nel presente volume, contributi concernenti aspetti liturgici e artistici, nonché esempi di recenti realizzazioni, arricchiti da una riflessione sulle radici bibliche della lettura pubblica della Parola e da uno studio sull’uso liturgico dell’evangeliario.

 

Interventi di: V. Ascani, E. Bianchi, E. Borsotti, F.G. Brambilla, J. Cottin, A. Dall’Asta, M.-J. Mondzain, P. Prétot, G. Ravasi, D. Tettamanzi, C. Valenziano.

 

 

 

   

50°

“Veterum Sapientia”

Convegno

della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche

dell’Università Pontificia Salesiana

Roma, 23 febbraio 2012

 

Il 22 febbraio 1962 il beato Giovanni XXIII firmava la Costituzione apostolica

Veterum Sapientia sullo studio e l’uso del latino. In essa, tra l’altro, si auspicava l’erezione di un Academicum Latinitatis Institutum che sarà poi istituito da Paolo VI

con la Lettera apostolica Studia Latinitatis emanata il 22 febbraio 1964.

Nello stesso documento Paolo VI affidava alla Società Salesiana il compito

di «promuovere la prosperità dell’Istituto».

Nel 50° della Costituzione apostolica, il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis

intende ripercorrere alcuni elementi significativi di tale storia per cogliere il senso di

tale missione e soprattutto per rispondere alle sfide che oggi, a livello di impegno culturale, pone lo studio delle lingue classiche (latino e greco).

Il Convegno si colloca nella serie degli appuntamenti annuali che l’Institutum

realizza allo scopo di continuare ad evidenziare il ruolo della cultura classica

nel contesto e a servizio delle culture odierne e delle realtà ecclesiali.

 

Programma

Ore 09,00

Presiede S.E. il Card. Zenon GROCHOLEWSKI

Laudes matutinae

Coord. Miran SAJOVIC, Università Salesiana

Saluti

Carlo NANNI,

Rettore Magnifico dell’Università Salesiana

Card. Zenon GROCHOLEWSKI,

Patrono del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis

 

INTRODUZIONE

Manlio SODI,

Preside della Facoltà

 

RELAZIONI

Il latino come arma, il latino come patrimonio.

Attorno alla Costituzione apostolica “Veterum Sapientia”

e alla vigilia del Vaticano II

Alberto MELLONI, Università di Modena

“Sapientia”: il sapore della verità

Remo BRACCHI, Università Salesiana

Dibattito – Intervallo

 

COMUNICAZIONI

Il latino e la cultura cinese

Michele FERRERO, Pechino

Beijing Foreign University

La cultura latina nel contesto anglosassone

Mark CLARK, USA

Christendom College

Dibattito

 

PRESENTAZIONE dei primi volumi della collana

“Veterum et Coaevorum Sapientia” (VCS), Edizioni LAS

Penelope FILACCHIONE, Università Salesiana

Intermezzo musicale

ore 13,00 - Buffet

 

ore 15,00 - RELAZIONI

Importanza del latino nella formazione

e nella vita del clero

Mons. Celso MORGA IRUZUBIETA,

Segretario della Congregazione del Clero

Tra “sapientia veterum” e “cultura hodierna”:

il valore linguistico del patrimonio della tradizione

Tullio DE MAURO, già Ministro della Pubblica Istruzione

Dibattito - Intervallo

 

COMUNICAZIONI

Metodologie di apprendimento delle lingue classiche

Luigi MIRAGLIA, Vivarium Novum, Roma

Quale impegno lessicale

per l’attuazione della “Veterum Sapientia”

Mauro PISINI, Università Salesiana

Dibattito

Intermezzo musicale

 

Ore 18,00 : CONCLUSIONI

Roberto SPATARO, Università Salesiana

Vesperum

Coord. Miran SAJOVIC, Università Salesiana

Università Pontificia Salesiana Pontificium Institutum Altioris Latinitatis

Piazza Ateneo Salesiano 1— 00139 Roma

Tel. 06 872901 - Fax 06 87290397

www.unisal.it - segreteria.lettere@unisal.it

 

 

         


 

 
       


 
 

    

Riviste

                     RL 6,2011    

Rivista Liturgica n. 6 (2011)

            "Ars celebrandi"    

 

 

R. Cecolin, Adorare in spirito e verità: non contro, ma verso il rito

L. Girardi, Celebrare con i libri liturgici: arte e stile

F.M. Arocena, Il linguaggio simbolico della liturgia

+ P. Marini, Il Caerimoniale e il Maestro della celebrazione

A. Żądło, Il concetto di partecipazione alla liturgia dopo il Concilio Vaticano II

M. Augé, Quale solennità?

G.P. Caliari, Domine doce nos orare et celebrare. L’arte del Maestro delle celebrazioni liturgiche

F. Nasini, Ars celebrandi e didascalizzazione della liturgia

C.A. Fontana, Orazio Casati cerimoniere del cardinale Federico Borromeo

Z.G. Chiaramonte, Il “Messale” de Gjon Buzuku (1555). Un hapax in lingua albanese tra riforma, controriforma e islam

P. Sorci, La liturgia del Messale di Buzuku. Nota aggiuntiva

A. Ivorra, Il linguaggio del Messale ispano-mozarabico

S. Vacca, Chiesa e liturgia in età romana. Il “Missale secundum consuetudinem Gallicorum et Messanensis Ecclesiae”

 

Crea un blog gratis su over-blog.com - Contatti - C.G.U. - Remunerazione in diritti d'autore - Segnala abusi - Articoli più commentati