Dal 12 agosto al 6 settembre, i Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria (Clarettiani), Istituto a cui appartengo, hanno celebrato a Roma il loro XXIV Capitolo Generale. Data la presenza del nostro Istituto in pressoché tutte le Repubbliche latinoamericane, ho pensato di fare un’inchiesta “informale” sulla questione liturgica in America Latina. Quanto riporto in seguito è frutto delle mie conversazioni con i capitolari, delegati delle diverse aree geografiche del continente sudamericano.
AMERICA CENTRALE (Costa Rica, Guatemala, Honduras, Panama, Salvador…)
Problemi particolari che riguardino la recezione del Messale di Paolo VI non ci sono. Qualche gruppetto in Panama celebra col Messale del 1962. A Salvador lo fanno gli Heraldos del Evangelio che, d’altra parte, sono un gruppo insignificante.
ARGENTINA
Si sa che c’è un seminario lefebvriano, retto oggi da Mons. Alfonso de Galarreta. Per il resto, nel paese non ci sono richieste particolari in favore del Messale del 1962. Il Cardinale di Buenos Aires ha permesso una messa domenicale con la forma straordinaria, a cui partecipa un ridotto gruppo di 20 persone circa. Ci sono anche casi simili in qualche altra diocesi. L’eventualità di una riforma della riforma è vista da molti sacerdoti con grande preoccupazione; sarebbe turbare una pace liturgica abbastanza consolidata.
BOLIVIA
Il rappresentante di Bolivia mi risponde: Padre, da noi ci sono altri problemi. Il Messale di Paolo VI non forma parte di questi problemi.
BRASILE
I due vescovi di tendenze filolefebvriane, Geraldo Sigaud e Antonio de Castro Mayer, sono da tempo deceduti. I gruppi pro Messale 1962 ci sono, ma non rappresentano nell’insieme del paese un movimento rilevante. Il Brasile ha avuto dalla Santa Sede il permesso di introdurre nel Messale di Paolo VI alcuni elementi propri o di inculturazione.
COLOMBIA
C’è pace liturgica. Certamente, non mancano piccoli gruppi che “propagandano” il Messale del 1962, come, ad esempio, gli Haraldos del Evangelio a Medellín,. Nelle riunioni di pastorale, i sacerdoti non danno importanza a questo fenomeno, e considerano una riforma della riforma pastoralmente non praticabile.
CILE
L’uso della forma straordinaria del rito romano è irrilevante. Purtroppo, si manifesta qua e là un legame tra questa forma straordinaria e tendenze politiche di estrema destra. C’è, poi, un certo malessere per alcune questioni relative alla traduzione del Messale di Paolo VI allo spagnolo specifico parlato in Cile.
CUBA, PORTO RICO, REPUBBLICA DOMINICA E HAITI
A Porto Rico c’è qualche singolo sacerdote che fa propaganda per il ritorno alla liturgia anteriore al Vaticano II, ma si può affermare che in tutte queste Repubbliche i gruppi di questo genere non hanno nessuna rilevanza.
MESSICO
Nell’insieme, si deve affermare che i libri liturgici dell’ultima riforma sono ben accolti. Non mancano qua e là dei piccoli gruppi che aderiscono ai libri anteriori al Vaticano II. Si tratta talvolta di gruppi vicini all’estrema destra politica.
PERU
La celebrazione della forma straordinaria del rito romano la si trova in piccoli gruppi che fanno riferimento a determinati Movimenti ecclesiali, ma non rappresentano un fenomeno pastoralmente significativo.
URUGAY
La situazione è simile a quella dell’Argentina. Non ci sono particolari tensioni al riguardo.
VENEZUELA
La voglia di tornare indietro non c’è e la riforma di Paolo VI non è in discussione. Anzi, in alcuni ambienti c’è il desiderio di testi più attuali, più vicini alla sensibilità della gente; se volete, alcuni vorrebbero una riforma della riforma che vada avanti nella linea di quella posteriore al Vaticano II.
Ripeto quanto accennato sopra: i dati da me raccolti non sono frutto di una inchiesta condotta secondo criteri scientifici. Credo però che nell’insieme il panorama che emerge dimostra che il cattolicesimo latinoamericano (quasi la metà dei cattolici dell’intero pianeta) non si pone il problema della riforma della riforma. Ciò non significa che in questi paesi tutto fila liscio; sappiamo che non mancano gli abusi nel modo di celebrare, abusi che vanno eliminati con fermezza e saggezza pastorale.
Matias Augé
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La celebrazione liturgica non è tanto una azione che parte dall’uomo verso Dio, quanto piuttosto un momento dell’azione salvifica di Dio che si rivela e si rende
presente all’uomo

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più
utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)
La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)
I Greci cristiani si servono di nomi greci, i Romani, di nomi romani, e allo stesso modo ciascuno nella sua lingua rivolge la preghiera a Dio e lo glorifica come gli è possibile. E il Signore di ogni lingua ascolta quelli che lo pregano in ogni lingua, come se – per così dire – ascoltasse una voce unica per il suo significato, malgrado espressa in vari dialetti. Perché il Dio supremo non è uno di quelli che hanno ricevuto in sorte un linguaggio definito, barbaro o greco, e che non conoscono affatto le altre lingue, oppure non si preoccupano affatto degli uomini che parlano in altre lingue
(Origene, Contro Celso VIII, 37)
Matias Augé
L’Anno liturgico. E’ Cristo presente nella sua Chiesa (Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 56), Libreria Editrice Vaticana 2009, pp. 320. € 19
Sull’Anno liturgico c’è una produzione letteraria piuttosto abbondante. Quest’opera vi si colloca con una sua originalità, in quanto che nella trattazione si intende privilegiare la dimensione teologica nonché quella spirituale.
“Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza”. Questo annuncio, fatto nel giorno dell’Epifania, indica in modo semplice e immediato il senso e il valore dell’Anno liturgico: “ricordare” e “vivere”. Come dice Sacrosanctum Concilium, al n. 102, “La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria, in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo Sposo divino”. Il tempo salvifico dell’Anno liturgico ha quindi un essenziale riferimento alla Chiesa, è per la Chiesa. Il mistero di Cristo celebrato deve diventare “fonte di vita per la Chiesa”.
Con parole pregnanti Pio XII nella sua Enciclica Mediator Dei, ha affermato che “l’Anno liturgico è Cristo stesso, presente nella sua Chiesa”. Le celebrazioni annuali della Chiesa si presentano organizzate come celebrazione annuale del mistero/misteri di Cristo, e delle memorie della Madonna, e dei Santi che di questo mistero sono concreta realizzazione.
(In libreria)
The Liturgical year
Is Christ himself, present in his Church
There is a rather abundant amount of literature on the Liturgical year. This work stands out for its originality, since in dealing with the subject matter, it gives special attention to the theological as well as the spiritual dimension.
"In the rhythms and events of the day we remember and live the mysteries of salvation." This announcement, made on the day of Epiphany, indicates in a simple and direct manner the sense and the value of the liturgical year: "to remember" and "to live". As stated in Sacrosanctum Concilium, n. 102, "Holy Mother Church is conscious that she must celebrate the saving work of her divine Spouse by devoutly recalling it on certain days throughout the course of the year”. The salvific time of the liturgical year has therefore an essential reference to the Church and for the Church. The mystery of Christ celebrated must become a "source of life for the Church."
In words pregnant with meaning, Pius XII in his encyclical Mediator Dei, said that "the liturgical year is Christ himself, present in his Church." The yearly celebrations of the Church are organized as an annual celebration of the mystery / mysteries of Christ, and memorials of the Virgin Mary and of the saints who are concrete realizations of this mystery.
Lunedì 30 Agosto
P. Sartor, La prassi omiletica attuale a partire dalle analisi più recenti
Martedì 31 Agosto
A. M. Calapaj, Le indicazioni del Concilio di Trento circa la predicazione e la loro incidenza nella prassi
G. Orlandi, La predicazione popolare: S. Alfonso e i Redentoristi in Campania
C. Broccardo, La forma della parabola nella Predicazione di Gesù
Mercoledì 01 Settembre
M. Augé, Rassegna critica sulla letteratura omiletica dal Vaticano II ad oggi
C. Valenziano, L’omelia degli Amboni e degli Avori di Salerno
Giovedì 02 Settembre
P. A. Chiaramello, L’omelia ponte tra Parola e Gesto
P. Tomatis, L’omelia come azione: sonorità e atti linguistici
E. Genre, L’omelia nel mondo protestante: il contributo di Bonhoeffer
C. Magnoli, Presentazione del Lezionario Ambrosiano
Venerdì 03 Settembre
E. Bianchi, La passione del predicatore
G. Busani, Conclusioni e annuncio della XXXIX Settimana di Studio
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