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26 maggio 2011 4 26 /05 /maggio /2011 04:00

 

Fiori rossiL’Esortazione Apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis di Benedetto XVI, citando la Relatio post disceptationem del Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa, afferma: «… E’ necessario vivere l’Eucaristia come mistero della fede autenticamente celebrato, nella chiara consapevolezza che “l’intellectus fidei è sempre originariamente in rapporto con l’azione liturgica della Chiesa”» (n. 34). E’ lecito affermare ciò dell’intera liturgia, perché si può e si deve anzitutto affermare dell’Eucaristia; il mistero eucaristico infatti è la quintessenza stessa della liturgia, senza il quale la liturgia della Chiesa non è teologicamente concepibile e con il quale essa è salva e sussiste nella sua essenza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica, citando il Decreto Presbyterorum Ordinis, n.5, dice giustamente: «Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia, e ad essa sono ordinati» (n. 1324). E più avanti si conclude affermando: «In breve, l’Eucaristia è il compendio e la somma della nostra fede …» (n. 1327).

La fede, come adesione vitale a Cristo, non giunge a maturazione se non quando “si esprime” nel gesto sacramentale, come accoglienza personale e impegnativa del mistero di Cristo nella propria esistenza. La fede cristiana comporta costitutivamente una triplice dimensione. Essa si struttura concretamente attraverso la reciproca articolazione di tre elementi: la Parola ascoltata / accolta, la conversione di vita secondo gli insegnamenti di Gesù, la celebrazione dell’evento di Cristo crocifisso / risorto nel Battesimo e negli altri sacramenti (cf At 2,14-41). La sacramentalità quindi deve essere in sintonia sia con la fede “creduta” che con la fede “vissuta”.  

All’interno del libro liturgico vanno però stabiliti livelli diversificati di autorità e autorevolezza. Una cosa è il valore dei testi biblici del Lezionario; altro quello delle formule tipicamente sacramentali; altro ancora i testi che possono avere scelte diverse o testi che possono essere sostituiti in vista dell’adattamento alle singole assemblee (come, ad esempio, i testi della preghiera dei fedeli). L’accostamento del libro liturgico richiede pertanto di saper individuare il cuore teologico dell’insieme dell’ordo, sapendo distinguere tra ciò che è essenziale e ciò che è soggetto ad adattamento.

 

Matias Augé

 

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Presentazione

  • : Blog di Matias Augé
  • Blog  di Matias Augé
  • : Il mio blog intende far conoscere la liturgia della Chiesa per meglio celebrarla e viverla
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Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE

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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     

 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

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