Domanda fatta da Mario
(17.01.2010):
Il card. Ratzinger in alcuni suoi scritti espresse considerazioni positive riguardo al silenzio del canone come
ininterrottamente da circa 15 secoli è tuttora nella forma straordinaria; e molti liturgisti lo derisero e criticarono. Molti anni dopo lo stesso cardinale ripresentò le sue tesi a favore di
questa recita silenziosa e con una certa ironia sperò che tale sua opinione venisse considerata con più attenzione.
Lei che ne pensa della questione?
Ritiene che sia un problema del novus Ordo se in esso vi è carenza di silenzio?
Risposta:
Noto anzitutto che nel canone il sacerdote si esprime in forma plurale: "... supplices rogamus ac petimus..." Nei primi secoli, poi, è stato detto a voce alta. Un ordinamento rituale romano del secolo VII (L’Ordo I) suppone la recita del Canone a voce udibile, infatti non segnala né il silenzio della recita, né l’elevazione della voce al Nobis quoque peccatoribus. I vari ordinamenti rituali che riprendono il testo dell’Ordo I non contengono variazioni al riguardo. L’Ordo III (contemporaneo nella prima parte dell’Ordo I) fa recitare da parte dei presbiteri cardinali il Canone insieme al papa, notando però che questi lo recita a voce più alta degli altri. L’Ordo IV, del secolo VIII, che parla come il precedente della concelebrazione, fa dire il Canone dal solo pontefice, avvertendo che si faccia udire dai concelebranti.
Secondo i dati storici che abbiamo a disposizione (interpretati talvolta diversamente dagli autori: Jungmann, Raffa, ecc.), sembra potersi affermare che l’uso di recitare il Canone in silenzio si sia introdotto prima nell’area franco-germanica (forse già nel secolo VIII; certamente nel secolo X), e da qui sarebbe passato, a metà secolo X, a Roma.
Il Canone o la Preghiera eucaristica è una orazione presidenziale. L’Ordinamento generale del Messale Romano, al n. 32, afferma al riguardo: “La natura delle parti ‘presidenziali’ esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione. Perciò, mentre il sacerdote le dice, non si devono sovrapporre altre orazioni o canti, e l’organo e altri strumenti musicali devono tacere”.
Sull’importanza, natura e momenti di silenzio nell’Ordinario della Messa del Messale di Paolo VI, cf. l’Ordinamento generale del Messale Romano, nn. 45, 54, 56. Non c'è quindi "carenza di silenzio".
M. A.

La celebrazione liturgica non è tanto una azione che parte dall’uomo verso Dio, quanto piuttosto un momento dell’azione salvifica di Dio che si rivela e si rende
presente all’uomo

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più
utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)
La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)
Matias Augé
L’Anno liturgico. E’ Cristo presente nella sua Chiesa (Monumenta Studia Instrumenta Liturgica 56), Libreria Editrice Vaticana 2009, pp. 320. € 19
Sull’Anno liturgico c’è una produzione letteraria piuttosto abbondante. Quest’opera vi si colloca con una sua originalità, in quanto che nella trattazione si intende privilegiare la dimensione teologica nonché quella spirituale.
“Nei ritmi e nelle vicende del tempo ricordiamo e viviamo i misteri della salvezza”. Questo annuncio, fatto nel giorno dell’Epifania, indica in modo semplice e immediato il senso e il valore dell’Anno liturgico: “ricordare” e “vivere”. Come dice Sacrosanctum Concilium, al n. 102, “La santa madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria, in determinati giorni nel corso dell’anno, l’opera salvifica del suo Sposo divino”. Il tempo salvifico dell’Anno liturgico ha quindi un essenziale riferimento alla Chiesa, è per la Chiesa. Il mistero di Cristo celebrato deve diventare “fonte di vita per la Chiesa”.
Con parole pregnanti Pio XII nella sua Enciclica Mediator Dei, ha affermato che “l’Anno liturgico è Cristo stesso, presente nella sua Chiesa”. Le celebrazioni annuali della Chiesa si presentano organizzate come celebrazione annuale del mistero/misteri di Cristo, e delle memorie della Madonna, e dei Santi che di questo mistero sono concreta realizzazione.
(In libreria)
The Liturgical year
Is Christ himself, present in his Church
There is a rather abundant amount of literature on the Liturgical year. This work stands out for its originality, since in dealing with the subject matter, it gives special attention to the theological as well as the spiritual dimension.
"In the rhythms and events of the day we remember and live the mysteries of salvation." This announcement, made on the day of Epiphany, indicates in a simple and direct manner the sense and the value of the liturgical year: "to remember" and "to live". As stated in Sacrosanctum Concilium, n. 102, "Holy Mother Church is conscious that she must celebrate the saving work of her divine Spouse by devoutly recalling it on certain days throughout the course of the year”. The salvific time of the liturgical year has therefore an essential reference to the Church and for the Church. The mystery of Christ celebrated must become a "source of life for the Church."
In words pregnant with meaning, Pius XII in his encyclical Mediator Dei, said that "the liturgical year is Christ himself, present in his Church." The yearly celebrations of the Church are organized as an annual celebration of the mystery / mysteries of Christ, and memorials of the Virgin Mary and of the saints who are concrete realizations of this mystery.

Simposio
LA TRADIZIONE LITURGICA
DELLA CHIESA DI ROMA
A 40 ANNI DAL “MISSALE ROMANUM” DI PAOLO VI
E A 440 DAL “MISSALE ROMANUM” DI PIO V
TRA TEOLOGIA ED ERMENEUTICA DELLA CONTINUITA’
25-26 marzo 2010
Roma
Istituto Salesiano “S. Cuore”
Via Marsala, 42
Giovedì 25 marzo – ore 15,30-19-30
Presentazione (S.E. Mons. Felice Di Molfetta)
Introduzione (Manlio Sodi)
I Relazione: La sacramentalità dell’annuncio della Parola di Dio nella celebrazione (Félix M. Arocena) – Dibattito
II Relazione: Il Messale Romano di Paolo VI e di Giovanni Paolo II: sviluppo nella continuità (Matias Augé) – Dibattito
III Relazione: Il sacerdozio comune si manifesta e si realizza in pienezza nell’assemblea che celebra (Pietro Sorci) – Dibattito
Celebrazione dei II Vespri dell’Annunciazione nella rinnovata basilica del S. Cuore a Castro Pretorio (presiede Mons. Felice Di Molfetta)
Buffet
Venerdì 26 marzo – ore 9,00-13,00
Ore 8,00 – Concelebrazione eucaristica nella basilica del S. Cuore (presiede Mons. Luca Brandolini)
IV Relazione: Le traduzioni liturgiche a servizio di un’ermeneutica della celebrazione del mistero (Goffredo Boselli) – Dibattito
V Relazione: Dal Missale e dal Lectionarium una pedagogia della storia della salvezza (S.E. Mons. Luca Brandolini) – Dibattito
Intervallo
VI Relazione: Il linguaggio rituale a servizio della dimensione teologica e antropologica del mistero celebrato (Giorgio Bonaccorso) – Dibattito
Conclusione (Manlio Sodi)
Prospettive (S.E. Mons. Piero Marini)
Buffet
* Quota di iscrizione: € 50,00 (da versare all’inizio del Simposio) comprensiva della cartella con i materiali del Simposio, della logistica e dei due buffet.
* Prenotazione obbligatoria al seguente indirizzo: rivlit@santantonio.org entro il 7 marzo 2010.