Condividi l'articolo Il "Kyrie eleison" e l'atto penitenziale della Messa: Nella forma tropata dell’atto penitenziale il Kyrie eleison ha chiaramente ass ...
LITURGIA
OPUS
TRINITATIS
Nella forma tropata dell’atto penitenziale il Kyrie eleison ha chiaramente assunto il senso d’invocazione di pietà, anche se non era così nell’antichità quando si “trattava semplicemente di una supplica” (Martimort A.G., La Chiesa in preghiera – II L’eucaristia, p. 228). Ma è possibile che le medesime due parole assumano un senso differente secondo la formulazione, a poche righe di distanza? E se il Kyrie eleison vuol dire sempre “Signore pietà”, come lo intendiamo noi, ha senso ripeterlo dopo che si è detto “Dio abbia pietà”? Non sarebbe meglio usare regolarmente la forma tropata, che si può legare alla parola di Dio, senza lasciare lo spazio per dei Kyrie cantati spesso eccessivamente lunghi?
Lettera firmata
Risponde don Silvano Sirboni. “Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto penitenziale”. L’avverbio sempre è stato deliberatamente inserito nella terza edizione del Messale Romano (2000) proprio per il fatto che il canto o la recita del Kyrie (quando non fosse inserito nell’atto penitenziale) dopo la preghiera di assoluzione appariva a molti una superflua ripetizione che ne conduceva sovente all’omissione. Tale appesantimento dell’atto penitenziale era già stato percepito all’interno dello stesso gruppo di lavoro incaricato dal Consilium per la riforma dell’Ordo Missae. Non mancò, infatti, la proposta di ometterlo in certe precise occasioni o di renderlo facoltativo (cf. Bugnini A., La riforma liturgica, 341-344).
Tenendo conto della sua antichità e del suo originario duplice significato di supplica e di acclamazione (cf. Jungmann J.A., Missarum Sollemnia I, 247-256), di fronte a un gruppo di lavoro diviso sul da farsi, lo stesso Paolo VI espresse il desiderio di conservare comunque questa acclamazione (cf. Barba M., La riforma conciliare dell’Ordo Missae, 172 e 565). Così che le premesse attuali recitano che con il canto del Kyrie “i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia” (OGMR 52). Pertanto, quando viene cantato dopo la recita del “Confesso a Dio”, o dopo altra formula penitenziale prevista dal Messale, il Kyrie intende assumere la dimensione laudativa verso Cristo, il risorto, “colui che Dio ha costituito Signore”, Kyrios (cf. Atti 2,36).
Il che non è così evidente ai fedeli, soprattutto se il Kyrie eleison viene recitato e in lingua italiana. Questo innegabile disagio spiega perché sia invalsa una certa qualche preferenza per l’atto penitenziale con il canto o la recita del Kyrie intercalato dalle invocazioni (= tropi) che – è opportuno ripeterlo – non intendono affatto essere un esame di coscienza (come purtroppo tendono a fare certi sussidi), ma acclamazioni a Cristo, mediatore della divina misericordia. Così, infatti, sono tutti i modelli dei tropi offerti dal Messale Romano.
Il Kyrie è di norma omesso quanto l’atto penitenziale è compiuto con l’aspersione dell’assemblea (cf. Messale Romano, pp. 1032-1036) e ovviamente quando un’altra azione liturgica precede immediatamente la messa e che, pertanto, sostituisce totalmente l’atto penitenziale.
© Vita pastorale n. 11 (2011) 20
La celebrazione liturgica non è tanto una azione che parte dall’uomo verso Dio, quanto piuttosto un momento dell’azione salvifica di Dio che si rivela e si rende
presente all’uomo

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più
utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)
La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)
PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:
“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.
E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"
Goffredo Boselli, Il senso spirituale della liturgia (Prefazione di Paul De Clerck), Qiqajon, Comunità di Bose 2011. 237 pp.
Il futuro del cristianesimo in occidente dipende in larga misura dalla capacità che la Chiesa avrà di fare della sua liturgia la fonte della vita spirituale dei credenti. Ma i credenti oggi vivono della liturgia che celebrano? Solo se vivono della liturgia, infatti, essi potranno attingere da essa quelle energie spirituale essenziali per il nutrimento della loro vita di fede. Questo libro si propone come guida per accedere al senso spirituale che abita la liturgia, così che ogni comunità e ciascun cristiano possa viverla, comprenderla, interiorizzarla.
Jean-Noël Besançon, La Messa per tutti. La Chiesa vive l’Eucaristia, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2011. 151 pp.
La riforma liturgica intrapresa da Paolo VI restituisce l’Eucaristia a tutto il popolo di Dio: ritornando all’antica celebrazione dei primi secoli, oltre le interpretazioni del medioevo, essa ci ridona la “Messa di sempre” nella semplicità delle sue origini. Per spiegare l’evoluzione della liturgia eucaristica nella storia, l’autore ci dimostra, con intento pastorale e basandosi sulla propria esperienza, come la riforma del concilio Vaticano II torni alla più antica tradizione della Chiesa e permetta così a ciascun battezzato di essere cosciente dell’impegno che si assume rispondendo nel corso della celebrazione con il suo “Amen”. Davvero la Chiesa fa l’Eucaristia e l’Eucaristia fa la Chiesa!
L’Evangeliario nella storia e nella liturgia, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2011.
Come procedere alla realizzazione di un evangeliario di indubitabile qualità artistica e del tutto conveniente all’uso liturgico? Tale interrogativo, che la diocesi di Milano ha voluto affrontare al fine di realizzare un nuovo evangeliario per la chiesa ambrosiana, è al cuore degli interventi pubblicati nel presente volume, contributi concernenti aspetti liturgici e artistici, nonché esempi di recenti realizzazioni, arricchiti da una riflessione sulle radici bibliche della lettura pubblica della Parola e da uno studio sull’uso liturgico dell’evangeliario.
Interventi di: V. Ascani, E. Bianchi, E. Borsotti, F.G. Brambilla, J. Cottin, A. Dall’Asta, M.-J. Mondzain, P. Prétot, G. Ravasi, D. Tettamanzi, C. Valenziano.
50°
“Veterum Sapientia”
Convegno
della Facoltà di Lettere Cristiane e Classiche
dell’Università Pontificia Salesiana
Roma, 23 febbraio 2012
Il 22 febbraio 1962 il beato Giovanni XXIII firmava la Costituzione apostolica
Veterum Sapientia sullo studio e l’uso del latino. In essa, tra l’altro, si auspicava l’erezione di un Academicum Latinitatis Institutum che sarà poi istituito da Paolo VI
con la Lettera apostolica Studia Latinitatis emanata il 22 febbraio 1964.
Nello stesso documento Paolo VI affidava alla Società Salesiana il compito
di «promuovere la prosperità dell’Istituto».
Nel 50° della Costituzione apostolica, il Pontificium Institutum Altioris Latinitatis
intende ripercorrere alcuni elementi significativi di tale storia per cogliere il senso di
tale missione e soprattutto per rispondere alle sfide che oggi, a livello di impegno culturale, pone lo studio delle lingue classiche (latino e greco).
Il Convegno si colloca nella serie degli appuntamenti annuali che l’Institutum
realizza allo scopo di continuare ad evidenziare il ruolo della cultura classica
nel contesto e a servizio delle culture odierne e delle realtà ecclesiali.
Programma
Ore 09,00
Presiede S.E. il Card. Zenon GROCHOLEWSKI
Laudes matutinae
Coord. Miran SAJOVIC, Università Salesiana
Saluti
Carlo NANNI,
Rettore Magnifico dell’Università Salesiana
Card. Zenon GROCHOLEWSKI,
Patrono del Pontificium Institutum Altioris Latinitatis
INTRODUZIONE
Manlio SODI,
Preside della Facoltà
RELAZIONI
Il latino come arma, il latino come patrimonio.
Attorno alla Costituzione apostolica “Veterum Sapientia”
e alla vigilia del Vaticano II
Alberto MELLONI, Università di Modena
“Sapientia”: il sapore della verità
Remo BRACCHI, Università Salesiana
Dibattito – Intervallo
COMUNICAZIONI
Il latino e la cultura cinese
Michele FERRERO, Pechino
Beijing Foreign University
La cultura latina nel contesto anglosassone
Mark CLARK, USA
Christendom College
Dibattito
PRESENTAZIONE dei primi volumi della collana
“Veterum et Coaevorum Sapientia” (VCS), Edizioni LAS
Penelope FILACCHIONE, Università Salesiana
Intermezzo musicale
ore 13,00 - Buffet
ore 15,00 - RELAZIONI
Importanza del latino nella formazione
e nella vita del clero
Mons. Celso MORGA IRUZUBIETA,
Segretario della Congregazione del Clero
Tra “sapientia veterum” e “cultura hodierna”:
il valore linguistico del patrimonio della tradizione
Tullio DE MAURO, già Ministro della Pubblica Istruzione
Dibattito - Intervallo
COMUNICAZIONI
Metodologie di apprendimento delle lingue classiche
Luigi MIRAGLIA, Vivarium Novum, Roma
Quale impegno lessicale
per l’attuazione della “Veterum Sapientia”
Mauro PISINI, Università Salesiana
Dibattito
Intermezzo musicale
Ore 18,00 : CONCLUSIONI
Roberto SPATARO, Università Salesiana
Vesperum
Coord. Miran SAJOVIC, Università Salesiana
Università Pontificia Salesiana Pontificium Institutum Altioris Latinitatis
Piazza Ateneo Salesiano 1— 00139 Roma
Tel. 06 872901 - Fax 06 87290397
www.unisal.it - segreteria.lettere@unisal.it
Rivista Liturgica n. 6 (2011)
"Ars celebrandi"
R. Cecolin, Adorare in spirito e verità: non contro, ma verso il rito
L. Girardi, Celebrare con i libri liturgici: arte e stile
F.M. Arocena, Il linguaggio simbolico della liturgia
+ P. Marini, Il Caerimoniale e il Maestro della celebrazione
A. Żądło, Il concetto di partecipazione alla liturgia dopo il Concilio Vaticano II
M. Augé, Quale solennità?
G.P. Caliari, Domine doce nos orare et celebrare. L’arte del Maestro delle celebrazioni liturgiche
F. Nasini, Ars celebrandi e didascalizzazione della liturgia
C.A. Fontana, Orazio Casati cerimoniere del cardinale Federico Borromeo
Z.G. Chiaramonte, Il “Messale” de Gjon Buzuku (1555). Un hapax in lingua albanese tra riforma, controriforma e islam
P. Sorci, La liturgia del Messale di Buzuku. Nota aggiuntiva
A. Ivorra, Il linguaggio del Messale ispano-mozarabico
S. Vacca, Chiesa e liturgia in età romana. Il “Missale secundum consuetudinem Gallicorum et Messanensis Ecclesiae”