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19 luglio 2012 4 19 /07 /luglio /2012 04:00

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di Aurelio Porfiri

Se si riflettesse con più attenzione sul potere della musica, e quindi sull’attenzione che si deve al suo uso liturgico, forse non si vivrebbe nelle ambasce liturgico musicali in cui ci tocca stare. Le recenti ricerche anche nel campo delle neuroscienze, hanno dimostrato come la musica non è certamente soltanto un passatempo, ma ha una profonda influenza su tutti noi. Sappiamo come oramai si ritiene anche accettabile l’uso della musica per scopi terapeutici, vedi la musicoterapia. Riflettevo su tutto questo qualche tempo fa, nel vedere una sorta di spettacolo musicale che glorificava le gesta del partito comunista cinese e del suo condottiero, Mao Zadong. Io vivo in Cina e sono quindi molto interessato alla cultura e storia cinese, anche recente. Non sono di simpatie comuniste e ho ben presente gli avvenimenti della vita di Mao. Quindi, vedendo “The East is Red” (L’Oriente è rosso) cercavo di capire come la propaganda cinese vedeva la sua storia e gli avvenimenti ad essa collegata. Ma, pur non essendo di simpatie comuniste o maoiste, non potevo non constatare come la musica usata avesse un potere tutto suo di convincimento. Nel coro iniziale inneggiante al grande condottiero Mao Zadong, pur non aderendo al messaggio delle parole, non potevo fare a meno di essere coinvolto dalla solennità della musica. Ecco il potere della musica, un potere di convincimento che agisce sull’uomo integrale, per riprendere la Populorum Progressio di Paolo VI. Certamente quell’ascolto non ha fatto di me un maoista ma non posso dire che mi ha lasciato indifferente. L’uso del mio senso critico e delle mie conoscenze ha fatto in modo di evitare che io mi lasciassi convincere emozionalmente, ma non potevo non osservare il potere che musica ben fatta ha su di noi. Questo esempio ci fa capire quanto perdiamo con la nostra poca considerazione del tipo di musica che usiamo nella liturgia. Non tutto va bene. Ecco perché nel passato si è tanto investito in questo campo; i nostri predecessori, pur non possedendo le conoscenze scientifiche di cui noi siamo in possesso, sapevano vedere come l’uso di una musica adeguata potentemente favorisse la devozione.

 

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commenti

Giovanni Pierluigi 07/27/2012 16:48

Esiste una qualità di tipo "retorico" della musica, che enfatizza gli "affetti" e le emozioni. Credo che molta musica barocca segua questa tendenza, e ha prodotto grandi capolavori. Ma se penso
alla sobrietà e alla spiritualità del gregoriano e della polifonia antica, credo che queste due ultime forme abbiano un valore spirituale aggiunto. E' come se il testo e la musica fossero concepiti
assieme e non, come nel caso della musica barocca (che peraltro ammiro ed ascolto spessissimo), un espediente teatrale per raggiungere uno scopo retorico.
In ogni caso, di fronte alla bellezza di queste forme, molta della musica da chiesa che si esegue in Italia è spiritualmente morta e artisticamente atroce.

Angelo 07/19/2012 22:07

Questo testo permette di fare un'osservazione sulla lingua. Una delel ossessioni del postconcilio è stata la lingua volgare, ossessione che, come sappiamo, ha portato di fatto alla sparizione del
latino dalla liturgia e, conseguentemente, della gran parte del repertorio liturgico-musicale, che era in latino. La musica - e così il rito con tutte le sue componenti: vesti, movimenti, profumi
ecc. - sopperisce con la propria capacità di penetrazione nell'animo al deficit di comprensione razionale o meglio letterale. Questa è stata una delle cose che ho capito parlando con persone
anziane: un tempo certamente non capivano gran che del senso letterale di ciò che veniva letto/cantato nella liturgia, ma ne capivano eccome il senso profondo. Molto più di oggi, temo.

Catechista 07/19/2012 10:51

Sono d'accordo. Per esperienza personale posso affermare che, quando cantiamo dei bei canti (penso a Frisina, ad esempio, ma non solo), molte persone dell'assemblea sono venute a ringraziarci per
aver loro permesso una migliore partecipazione alla Messa. E ciò è avvenuto molto spesso. E devo dire che anche chi suona o canta ha lo stesso coinvolgimento.
Saluti

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Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE

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1. Prima di scrivere un commento leggi con attenzione il post.

2. Il tuo commento non si sposti dall’argomento del post.

3. Scrivi con sincerità, completezza e chiarezza la tua opinione.

4. Non dilungarti in dismisura nei commenti.

5. Controbatti le opinioni degli altri con argomenti.

6. Non insultare, giudicare o umiliare chi non la pensa come te.

7. Non cercare di svelare il nickname degli altri.

8. Non adoperare parole volgari.

9. Non pretendere di avere l’ultima parola nel dibattito.

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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     

 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

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