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26 luglio 2012 4 26 /07 /luglio /2012 04:00
Ambone Laterano

di Aurelio Porfiri

 

Penso che una delle perdite più grandi successive alla riforma liturgica sia stata la incomprensione delle possibilità che sono offerte dal salmo responsoriale. Esso, prendendo il posto del graduale, unico verso salmodico che nel canto gregoriano veniva declamato su melodie elaborate come libera espressione del canto più puro, voleva recuperare una pratica antica, quella del canto del solista con risposta dell’assemblea. Io penso che esso offriva (ed offre) un’occasione d’oro per i compositori, per elaborare nuove composizioni che, esaltando le parole ispirate dei salmi potessero commuovere ed esaltare gli ascoltatori. Invece, nei casi migliori, il salmo responsoriale viene spesso declamato su toni recitativi che lo rendono spesso monotono. Conosco una parrocchia dove ogni domenica il salmo veniva (viene?) declamato sulla stessa identica formula di recita, quale che sia il testo e lo spirito del salmo stesso. Ma, come detto, questi sono i casi migliori: in altri casi, non infrequenti purtroppo, esso viene semplicemente letto, tradendo così la natura stessa di questo momento rituale. Ci sono casi di compositori che si sono dedicati a questa forma con più attenzione: negli Stati Uniti ci sono le raccolte della casa editrice GIA, con serie complete di salmi responsoriali composti con le sensibilità musicali più varie, a volte anche troppo occhieggianti alla musica pop, ma che almeno dimostrano una attenzione per questo momento rituale. Da noi, purtroppo, i buoni esempi (e ci sono) vengono spesso ignorati grazie alle pratiche di cui sopra che di certo non esaltano questo momento che invece potrebbe offrire occasioni importanti per compositori veramente informati dell’autentico spirito liturgico.

 

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Published by Romanus - in Eucaristia
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commenti

Catechista 26/07/2012

Concordo. Durante la Messa noi del coro cantiamo sempre il ritornello del salmo responsoriale guidando l'assemblea, la quale canta anch'essa. E usiamo 3/4 musiche diverse, a seconda del ritornello.
Alcune volte lo cantiamo in latino, se c'è l'occasione; ad esempio, quando il ritornello è "Canterò per sempre l'amore del Signore" oppure "Popoli tutti lodate il Signore" (ho citato a senso)
cantiamo "Laudate omnes gentes, laudate Dominum" e "Misericordias Domini in aeternum cantabo" e simili. Durante le feste (Natale, Giovedì Santo, Pasqua...) uno di noi sull'ambone canta anche le
strofe.
Saluti

LN 26/07/2012

In effetti, nei fatti il salmo responsoriale è diventato una ulteriore lettura, anche perché normalmente viene declamato da un semplice lettore occasionale, e non cantato da un solista, come
dovrebbe essere. In questo senso, non ci si distacca dal vecchio uso di far leggere il graduale dal sacerdote, come avveniva in passato nelle Messe lette; e si ricade così nell'assurdità di un
"canto interlezionale" non cantato... Inoltre spesso è piuttosto lungo (troppo? Ma forse non è obbligatorio cantarlo tutto?) e, se cantato, pare proprio la parte più lunga ed impegnativa delle
letture.
E' pur vero che non tutte le parrocchie hanno un cantore solista o anche un semplice coretto-guida per fare solo il ritornello, ma se non ricordo male esistono pure dei repertori di ritornelli
"fissi" (non so, magari uno per la Quaresima, uno per il tempo di Natale, etc.; ma forse non rammento bene e dico una sciocchezza).

Angelo 27/07/2012

Esattamente: il salmo responsoriale, oggi per lo più letto, al limite con un ritornello cantato su moduli puerili (a esser buoni) è l'ennesima lettura di una liturgia della Parola interminabile e
piena per l'appunto di parole. Ma è tutto così per una ragione molto semplice: si è distrutto un "sistema" senza crearne (o riuscire a crearne) un altro. Il problema è il solito:spiace ripetere la
solita solfa, ma questo è: il problema non è il NOM in sé (pur con tutti i suoi punti deboli), ma il fatto chta e si è fatta una riforma distruggendo la prassi celebrativa precedente senza
sostituirne una nuova organica e strutturata. E tutto naviga fra punte di eccellenza e punte di disastro in una mediocrità vegetativa che accompagna questo triste tramonto di una Chiesa sempre più
priva di fedeli, di preti, di pastori, di una direzione, di una mèta.

Vincenzo 27/07/2012

Prima del Vaticano II, nelle Messe feriali e anche nella maggior parte di quelle domenicali delle parrocchie, la liturgia della Parola era semplicemente un monologo del celebrante e il graduale non
era cantato. Non confondere la liturgia delle cattedrali e dei monasteri con quella di ogni giorno nelle altre chiese!Come dice Porfiri, il salmo responsoriale è una opportunità da sfruttare...
altro che riforma "ladrona"!

Angelo 27/07/2012

Caro Vincenzo, sappi che questi luoghi comuni non attaccano più, così come le spiritosaggini a buon mercato sulla comprensione del latino ecc. Premesso che qui stiamo ovviamente parlando della
messa cantata (o meglio della messa con canti, visto che quella cantata e' pressoché sparita, altro "regalo" del postconcilio), sappiamo bene che: il graduale non stava più al suo posto originario,
ma, essendosi ridotte a due le letture, veniva prima dell'alleluia. Nelle chiese "normali" , trattandosi dei pezzi fra i più complessi del repertorio gregoriano, veniva omesso o cantato su semplici
moduli salmoidici; soluzioni di buonsenso nel quadro del sistema liturgico-musicale vigente. Oggi la situazione e' diversaa: abbiamo tre letture, a volte piuttosto lunghe/impegnative, lunghe
prediche, monizionu , preghiera dei fedèli., insomma un gran parlare e comunicare concetti che rende interminabile la liturgia della parola a scapito della liturgia eucaristica, della pazienza dei
sempre più pochi fedeli. E della loro possibilità di comprendere e ricordare qualcosa. Il tutto condito da canti su cui e meglio tacere: del siamo respisnisriale s'e detto ( e' spesso parlato), ma
perfino del'alleluia e' cantato solo il ritornello. Così la prima parte della messa si trasforma in un prosaico e interminabile profluvio di parole. Il tutto x la ragione su esposta: un tempo nelle
piccole parrocchie unita l'assemblea partecipava eccome e tutta l'assemblea cantava eccome: oggi l'assemblea e' li muta, annoiata e con lo sguardo vitreo subendo con non so quale profitto questa
massa di parole che gli si riversa addosso. Come al solito, si poteva riformare con calma e gradualità e buonsenso. Si e' riformato in fretta e distruggendo, ed questo e' il risultato.

Catechista 27/07/2012

Eppure non dovrebbe essere difficile per un maestro musicare il ritornello di un Salmo... almeno quello!
Saluti

Angelo 27/07/2012

Infatti. Non solo il ritornello, ma anche il Salmo: leggere un salmo anziché cantarlo è un controsenso totale. Idem per l'Alleluia.
Il bello è che persone come Vincenzo anziché prendere atto del problema ti rispondono dicendo che una volta - secondo loro - era peggio. Che risposta è? Come si azzarda una critica alla situazione
attuale, subito si rizzano come cani da guardia.
Invece proprio i difensori del NO dovrebbero per primi preoccuparsi che sia ben celebrato.
Boh...è una delle più strane contraddizioni di q. tempi!!!

Angelo 27/07/2012

E poi, caro Catechista, nn dovrebbe esser eun maestro a caos: si sarebbe dovuto compiere prima un adeguato lavoro. Quando si fa una riforma liturgca che modifica profondamente usi secolari e
millenari, non la si vara in sei mesi: si fa un lavoro lungo e paziente di preparazione in ogni suo aspetto. Purtroppo è andata così e noi oggi siamo qui a correre dietro ai buoi scappati dalla
stalla: se dopo 50 anni siamo ancora a chiederci se nn si può trovare una quadra su una sciocchezzuola come il samo responsoriale, come si fa a nn dire che la riforma liturgia nella prassi è stata
sostanzialmente un fallimento?!

Angelo 27/07/2012

un maestro a caso

Giovanni Pierluigi 27/07/2012

Non ci vorrebbe molto, in una diocesi, fare lavoro di formazione liturgica per le parrocchie. Imparare a cantare un salmo, magari riprendendo il gregoriano, come pure l'ordinario della messa nei
diversi modi gregoriani che già esistono (peraltro da parecchi secoli): si canterebbe la messa secondo le indicazioni REALI del Vaticano II, si favorirebbe la partecipazione attiva e consapevole
dei fedeli, si preserverebbe il patrimonio liturgico della chiesa, si farebbe opera di formazione culturale e musicale delle nuove generazioni, si educherebbe anche al bello e all'autentico.

Ma gli uffici liturgici diocesani sono troppo occupati a fare sperimentazioni liturgiche, a distruggere gli altari, a rovinare le chiese, a organizzare spettacolini patetici. Insegnare la musica
vera (il gregoriano e la polifonia), formare musicisti seri (e magari pagarli per il loro lavoro), educare i bambini al canto e alla musica: ecco come si potrebbe meglio impiegare i soldi
dell'8x1000 anziché sprecarli in adeguamenti liturgici costosi e vandalici, o peggio nei maneggi che avvengono all'ombra di molte curie.

Vincenzo 27/07/2012

@ Angelo. Non è che non prendo atto del problema. Sono però una persona con i piedi per terra, e conosco le situazioni anteriori che pur non giustificando le lacune attuali, mi fanno capire la vera
dimensione delle cose … Spero che , dopo la base positiva della introduzione del salmo responsoriale, si possa con il tempo arrivare a migliorare anche l’aspetto musicale. Non credo portino da
nessuna parte le continue critiche alla riforma liturgica fatte non di rado con pseudoargomenti o con evidenti distorsioni della storia.

LN 27/07/2012

Aggiungerei, peraltro, che, sempre se non erro, il salmo responsoriale non è l'unico canto interlezionale permesso: è tuttora sempre possibile cantare il graduale proprio del giorno (anche se non
ho mai capito se si può usare solo il graduale gregoriano in latino, o se è possibile tradurlo in italiano con una nuova melodia).

Angelo 28/07/2012

@vincenzo: "Spero che , dopo la base positiva della introduzione del salmo responsoriale, si possa con il tempo arrivare a migliorare anche l’aspetto musicale" ecc. CaroVincenzo, come già detto
sopra, la informo che la riforma data quasi 50 anni... Poi entri nelle ns parrocchie a sentire i suoi salmi responsorio le tiri lei le conclusioni. Con tempi così prima di "poter con il tempo
arrivare.." farann prima a fare un'altra riforma liturgica. Altro che distorsioni della storia: questi sono i fatti e i numeri,

Giovanni Pierluigi 29/07/2012

LN scrive: "non ho mai capito se si può usare solo il graduale gregoriano in latino"

A me pare che il graduale gregoriano latino sia proibito dai vescovi italiani, che credono così di applicare il concilio Vaticano II. Non credo di averlo mai sentito una volta in una messa
parrocchiale.
Ovviamente il concilio dice il contrario di ciò che fanno i vescovi italiani, ma è un dettaglio secondario...

Angelo 29/07/2012

E' opportuno chiarire alcuni punti essenziali.
Che cos'è il responsorio graduale? E' un canto interlezionale, di carattere meditativo, come si capisce dalle sue caratteristiche musicali: è un canto melimatico, con ampi vocalizzi che
sottolineano le parole-chiave, atto alla meditazione e alla contemplazione, non a caso dunque collocato dopo una lettura e affidato alla schola.
Il Messale nuovo propone al suo posto il Salmo responsoriale: coerentemente con due sue caratteristiche-chiave - archeologismo e "partecipazione attiva" intesa come continuo attivisimo
dell'assemblea, il Salmo responsoriale prevede la proclamazione di un testo salmico dotato di un ritornello corale destinato all'assemblea. Ovviamente, un salmo responsoriale con molti versetti e
ritornello affidato all'assemblea comporta necessariamente una musicalizzazione di tipo opposto al Graduale: declamatoria, semplice, abbandonando quindi la tipoliga meditativa del precedente.
Al tempo stesso, il muovo Messale contempla la possibilità di usare il Graduale. Un fatto sorprendente: si tratta, come abbiamo visto, di due opzioni di tipo opposto.
Come sappiamo, quando fu edito il nuovo Messale si diedero soli sei mesi di tempo per passare dal vecchio al nuovo: che ci fossero o no canti adeguati, evdientemente non fu una questione ritenuta
importante e il risultato è quello ben illustrato dal post e nei commenti.
E' un piccolo esempio che chiarisce come i problemi attuali siano dovuti sia a debolezze strutturali della riforma liturgica sia al fatto che la sua applicazione non fu adeguatamente accompagnata.
I difensori per partito preso della liturgia nuova usano imputarne tutte le debolezze alla cattiva applicazione e alla prassi inadeguata; se questo è vero in alcuni casi, in molti altri si dovrebbe
ribaltare il discorso: la prassi ha fatto quel che ha potuto. Il disordine e l'improvvisazione che l'hanno caratterizzata non possono essere addebitati ai singoli preti e "operatori", come oggi si
trova comodo fare per esaltare la bontà assoluta e intangibile della riforma sempre e ad ogni costo, al di là di ogni possibile riflessione critica.
E' chiaro che quando una riforma, a quasi 50 anni dalla sua messa in opera, presenta un tale numero di problemi di corretta ricezione e applicazione, qualcosa che non funziona deve averlo; e ancor
di più che c'è stata una pesante repsonsabilità in chi ha sovrinteso alla sua applicazione. Scaricare la responsabilità sui parroci e responsabili parrocchiali è ingiusto: sarebbe opportuno che
liturgisti, insegnanti nei seminari e pontifici ateneri, direttori e redattori delle riviste di pastorale liturgica ecc. facessero un serio esame di coscienza e si desse avvio a una riflessione
seria su cosa ha funzionato e cosa no.

Giovanni Pierluigi 29/07/2012

Angelo, il tuo intervento è perfettamente condivisibile, e dimostri competenza sia per quanto riguarda la comprensione dello spirito della liturgia che la componente musicale, e inoltre hai senso
critico. Dato l'andazzo generale, suppongo che tu abbia pochissime occasioni per collaborare con uffici liturgici, diocesi o enti ecclesiastici.

Vincenzo 29/07/2012

Oggi, all messa delle 18.30, nella parrocchia Trinità dei Pellegrini di Roma, adibita alla forma straordinaria del rito romano: 18 persone, un po' sparpagliate, nessun canto...

Angelo 30/07/2012

Ieri, all messa delle 18, nella parrocchia X di Y, adibita alla forma ordinaria del rito ambrosiano: 100 persone, un po' sparpagliate, alcuni canti che sarebbe stato meglio non ci fossero.
Caro Vincenzo, se vogliamo metterla sul piano delle battute, non ti conviene: l'elenco delle pagliacciate, delgi abusi e delle bambinate di cui ogni domenica sono infarcite centinaia di Messe NO
sarebbe impietoso. A giudicare il NO da quel che è successo nella prassi degli ultimi 50 anni, bisognerebbe abolirlo domani stesso.
Se invece si vuol discutere seriamente, anche in questo caso il tuo esempio è fuori luogo: è chiaro che tu hai assisitito a una Messa bassa, mentre qui la discussione sta vertendo sulla Messa
cantata. Se tu fossi andato alla Trinità dei Pellegrini alla Messa cantata del mattino, ti saresti risparmiato la figuraccia di questo intervento a sproposito e avresti guadagnato una Messa
celebrata con nobile semplicità e splendidamente cantata (Non so se in peina estate ci sarà un momento di vacanza, io ci ero andato nel maggio dell'anno scorso ed era così).

Vincenzo 30/07/2012

@ Angelo. Credo che è facile capire che il mio è un argomento "ad hominem"!

Angelo 30/07/2012

Ok Vincenzo, adesso passiamo alla pars construens? Prendiamo atto dei problemi e ragioniamo un po' su possibili idee/soluzioni/esperienze, sentendo anche eventuali suggerimenti positivi degli altri
interlocutori?

Giovanni Pierluigi 31/07/2012

La pars construens potrebbe essere: preso atto degli errori e delle forzature del postconcilio prendere in mano la Sacrosanctum concilium e fare la riforma della riforma liturgica. Ma per la gran
parte dei vescovi italiani (e temo mondiali) il problema non esiste.

Vincenzo 31/07/2012

La pars construens potrebbe essere anzitutto celebrare in modo corretto il NO

Angelo 01/08/2012

Beh certo, ma mi riferivo specificamente all'oggetto del post, cioè il salmo responsorio le (o il graduale)

Giovanni Pierluigi 01/08/2012

Rimanendo all'oggetto del post, la soluzione potrebbe essere:
1) riprendere in mano il graduale romano e formare dei cantori che sappiano leggere la notazione gregoriana e conoscano la tecnica per cantare un graduale. Si darebbe una formazione musicale,
spirituale e culturale ad una generazione religiosamente e culturalmente impoverita.
2) Insegnare a cantare un salmo responsoriale in italiano in modo dignitoso, anche con melodie nuove o recuperando altre forme non gregoriane (ad esempio il falso bordone. Gli inglesi hanno
sviluppato questa tecnica con buoni risultati).
3) abolire gli animatori liturgici microfonati.
4) Fare il contrario di ciò che è avvenuto nel postconcilio, cioè occorre promuovere con impegno le scholae cantorum soprattutto nelle cattedrali.
5) Preparare (e pagare) dei veri musicisti per dirigere le scholae.

Angelo 01/08/2012

Mi sembrano proposte concrete e sensate.

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Liturgia e Chiesa

 

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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

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