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30 luglio 2012 1 30 /07 /luglio /2012 04:00

 

Pietro-Crisologo.jpg

 

Memoria facoltativa di san Pietro Crisologo, Vescovo e Dottore della Chiesa (30 luglio)

San Pietro Crisologo, nato ad Imola nel 380 circa e morto ad Imola il 31 luglio del 451 circa, nel Messale del 1962 è celebrato il 4 dicembre. Il Messale del 1970-2002 lo celebra il 30 luglio (il 31 – giorno della sua morte – è occupato da sant’Ignazio di Loyola). Pietro è stato eletto vescovo di Ravenna nel 424. Predicatore famoso, è autore di stupendi sermoni, densi di dottrina; dal sec. VIII in poi meritò il nome di “Crisologo” (= “dalla parola d’oro”). Fu dichiarato dottore della Chiesa nel 1729 da Benedetto XIII. A lui si ispirano alcune orazioni natalizie presenti tuttora nel Messale.

Colletta del Messale del 1962:

Deus, qui beatum Petrum Chrysologum Doctorem egregium, divinitus praemonstratum, ad regendam et instruendam Ecclesiam tuam elegi voluisti: praesta, quaesumus; ut, quem Doctorrem vitae habuimus in terris, intercessorem habere mereamur in caelis.

Colletta del Messale del 1970-2002:

Deus, qui beatum Petrum Chrysologum episcopum Verbi tui incarnati praeconem egregiume ffecisti, eius nobis intercessione concede, ut tuae salutis mysteria et iugiter scrutemur in corde, et fideliter significemus in opere.

“O Dio, che nel vescovo san Pietro Crisologo hai dato alla Chiesa un teologo insigne dell’incarnazione del Verbo, concede a noi che lo veneriamo protettore e maestro, di meditare nel cuore e di esprimere con le opere il tuo mistero di salvezza”.

Nella colletta del 1962 si dice genericamente che il santo è stato un insigne Dottore e si chiede la sua celeste intercessione. La colletta del 1970-2002 esplicita meglio lo specifico del santo, che è stato “un teologo insigne dell’incarnazione del Verbo”. Il discorso sull’incarnazione proposto dall’Ufficio delle letture della Liturgia delle ore, tratta del tema della dignità dell’uomo: “Dio ha stampato in te la sua immagine, perché l’immagine visibile rendesse presente al mondo il creatore invisibile”. Anche la supplica della colletta è più ricca nel Messale del 1970-2002: si chiede che noi possiamo “meditare nel cuore ed esprimere con le opere il mistero di salvezza”. Il Crisologo, nel sermone 103, commenta la coerenza di vita con i misteri meditati con queste parole: “Che dire se per la gioia del Natale, il povero piange, il prigioniero geme, il rifugiato si lamenta, il deportato singhiozza? Il giudeo ha sempre onorato del feste celesti per mezzo di contributi; il cristiano a cosa pensa se non le onora neppure con un centesimo dei suoi beni? […]”

 

 

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Published by Romanus - in Anno liturgico
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Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

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