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13 gennaio 2011 4 13 /01 /gennaio /2011 05:00

Ilario di PoitiersLa memoria di Sant’Ilario (315--367) nel Messale del 1962 si celebra il 14 gennaio, invece nel Messale del 1970-2002 è stata assegnata al giorno 13 gennaio, giorno natalizio di questo dottore della Chiesa. La più antica data della memoria del Santo è il 13 gennaio; a motivo dell’ottava dell’Epifania, dal secolo XIII, si incominciò a spostare questa celebrazione di un giorno. Soppressa ormai l’ottava dell’Epifania, la festività è stata riportata di nuovo alla data del dies natalis del Santo, data di cui si ha già testimonianza nel secolo VI, nel Martirologio Geronimiano.

Colletta del Messale del 1962:

Deus, qui populo tuo aeternae salutis beatum Hilarium ministrum tribuisti: praesta, quaesumus; ut, quem Doctorem vitae habuimus in terris, intercessorem habere mereamur in caelis.

Colletta del Messale del 1970-2002:

Praesta, quaesumus, omnipotens Deus, ut divinitatem Filii tui, quem beatus Hilarius episcopus constanter asseruit, et convenienter intellegere valeamus, et veraciter profiteri.

“Dio onnipotente e misericordioso, concedi al tuo popolo di conoscere e professare, nella vera fede dei padri, la divinità di Cristo tuo Figlio, di cui il vescovo sant’Ilario fu tenace testimone e maestro”.

            La colletta del Messale del 1962 è generica e si può applicare a qualsiasi santo vescovo e dottore della Chiesa. La colletta del Messale del 1970-2002 è invece appropriata al Santo. Si afferma che Ilario fu tenace testimone e maestro della divinità di Cristo. Il santo vescovo di Poitiers è stato definito “l’Atanasio d’Occidente”, e infatti i punti di somiglianza col battagliero vescovo di Alessandria sono molti. Sono contemporanei e hanno dovuto combattere contro lo stesso avversario, l’arianesimo, in difesa della divinità di Cristo, partecipando alle polemiche teologiche con i discorsi e soprattutto con gli scritti. Anche Ilario, per ordine dell’imperatore Costanzo, allineatosi con le decisioni del sinodo ariano di Béziers del 356, venne mandato in esilio, in Frigia, dove rimase per cinque anni.

M. A.

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Published by Romanus - in Anno liturgico
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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

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