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7 giugno 2012 4 07 /06 /giugno /2012 04:00

Mencucci-il-sacro.jpgVittorio Mencucci, Ma liberaci dal… sacro. Vivere il Vangelo nella modernità, Di Girolamo Editore, Trapani 2012. 234 pp. Qui pp. 28-30:

Quale senso ha il sacro per l’uomo del nostro tempo? “… non quello di una obiettivazione dell’ineffabile, o di una cosificazione, poiché il sacro esprime un’apertura o spazio di interrogazione, un legame, una relazione, nel bisogno di senso dell’uomo e nel bisogno di Altrimenti, come risposta alla sua angoscia, legame e risposta che permettono di gettare luce su una dimensione umana che non è unicamente quella razionale, ma simbolico-immaginativa, creativa” (F. Brezzi, Le Forme del Sacro, Roma 1992, p. 74).

Nel comune linguaggio quando si parla di sacro non si fa la distinzione tra i due sensi e per lo più si intende il sacro come oggettivazione, che è proprio l’opposto del sacro come apertura, perciò si cade spesso nell’equivoco. E’ quindi necessario assumere un atteggiamento critico verso ogni discorso sul sacro. Criticare il sacro non significa cancellare Dio dall’orizzonte umano, ma liberare Dio di tutto ciò che ne deturpa il volto e nello stesso tempo liberare l’uomo dalle strutture oppressive che, pur umane, vengono fatte passare per divine. La critica del sacro oggettivato, rivelando la falsità di un certo modo di concepire Dio, apre l’affascinante avventura di scoprire nuove tracce del suo vero volto, senza mai pretendere di definirlo una volta per sempre e permette di esprimere con libertà il suo rivelarsi attraverso immagini, parole e segni, che rimangono sempre strumenti umani.

 La preghiera di liberazione dal sacro riguarda la sua oggettivazione, dove non vibra più la vita dello spirito, ma rimane la forma esanime che si ripete ciclicamente per forza di inerzia. La fuga dello spirito lascia il campo libero ai demoni del potere e delle paure, mentre la persona decade a ruolo, a massa, a gregge: così “l’ordine regna”… nel mondo. La profezia deve continuamente contestare il sacro per risuscitare lo spirito, ma potremmo anche mettere fine al processo di oggettivazione del sacro. L’esperienza dell’incontro con il mistero e la conseguente “metanoia” che sorge come risposta non hanno bisogno di un linguaggio riservato, sono sufficienti le parole e i segni del nostri vivere che possono rimanere nel vocabolario di uso quotidiano, purché si tenga conto del loro limite, come tracce che indicano la direzione dove volgere lo sguardo. Credo che a nessuno sfugga il diverso modo di vivere la cena eucaristica dei primi tempi in cui i fratelli discutono assieme, confrontandosi con la parola di Dio, poi mangiano il pane benedetto e spezzato dal più anziano, e la celebrazione del rito codificato dalle regole tridentine dove il popolo non capisce nulla (il sacerdote parla in latino e volge le spalle al popolo), ma proprio perché non capisce, si sente pervaso da sacro timore che lo rende docile all’autorità che pronuncia quelle formule incomprensibili. Liberaci, Signore, dal sacro ed aiutaci a fare esperienza del tuo mistero che sempre si compie sulla strada della nostra storia.

Proponiamo ai lettori del blog questo brano del libro di Mencucci, opera che è una vera provocazione (forse anche salutare) ad un certo modo di concepire il sacro.

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Published by Romanus - in Bibliografia
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  • : Blog di Matias Augé
  • Blog  di Matias Augé
  • : Il mio blog intende far conoscere la liturgia della Chiesa per meglio celebrarla e viverla
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Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
E NELLA COMUNIONE ECCLESIALE

Decalogo per intervenire: 
1. Prima di scrivere un commento leggi con attenzione il post.

2. Il tuo commento non si sposti dall’argomento del post.

3. Scrivi con sincerità, completezza e chiarezza la tua opinione.

4. Non dilungarti in dismisura nei commenti.

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6. Non insultare, giudicare o umiliare chi non la pensa come te.

7. Non cercare di svelare il nickname degli altri.

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9. Non pretendere di avere l’ultima parola nel dibattito.

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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     

 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

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