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2 marzo 2011 3 02 /03 /marzo /2011 05:00

Bux Come andare a MessaOggi 2 marzo 2011 alle ore 17 nella Sala Convegni Santa Marta (Piazza del Collegio Romano 5, Roma) è presentato il volume di don Nicola Bux "Come andare a messa e non perdere la fede" (Editrice Piemme 2010). 

Intervengono all’evento i Cardinali Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, e Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, insieme al Presidente dell’Istituto per le Opere di Religione dello Stato della Città del Vaticano, dott. Ettore Gotti Tedeschi.

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Mi domando se libri di questo genere, come quello di Nicola Bux, fortemente polemico già a partire dal titolo: “Come andare a Messa e non perdere la fede”, siano pastoralmente utili ai fini che si propongono. Da La riforma della riforma, pubblicato nel 2008, fino a quest’ultima sua fatica pubblicata nel mese di ottobre del 2010, il Bux sbandiera le sue critiche alla riforma liturgica di Paolo VI in libri e conferenze con argomenti non di rado inconsistenti e anche faziosi, nonché mescolando in modo indebito ciò che i libri riformati determinano e il modo abusivo con cui a volte questi libri sono adoperati nella celebrazione. In questi ultimi mesi sono stati pubblicati, in contemporanea con quello di Bux, diversi libri sulla Messa in cui si cerca di aiutare i sacerdoti a celebrare più dignitosamente e i fedeli a capire e meglio partecipare al santo Sacrificio. Ne cito due di cui abbiamo parlato in questo blog: Silvano Sirboni, Beati gli invitati alla Cena dell’Agnello. Conoscere, celebrare e vivere la Messa, Queriniana, Brescia 2010; Pascal Desthieux, La Messa… finalmente l’ho capita del tutto, Messaggero, Padova 2010. Sirboni già nell’Introduzione al suo libro, riprendendo parole dell’Introduzione della CEI all’edizione del Messale in italiano del 1983, ricorda che il sacerdote “per primo, in spirito di disciplina e di fedeltà alle direttive della Chiesa, dovrà conoscere a fondo lo strumento pastorale che gli è affidato…” Il sottolineato è mio ed è significativo dello spirito che anima l’intera opera dell’Autore.

Benedetto XVI nella Lettera che accompagna la pubblicazione del MP Summorum Pontificum afferma che “la garanzia più sicura che il Messale di Paolo VI possa unire le comunità parrocchiali e venga da loro amato consiste nel celebrare con grande riverenza in conformità alle prescrizioni; ciò rende visibile la ricchezza spirituale e la profondità teologica di questo Messale”. Anche se Bux cita frequentemente Joseph Ratzinger sia come Cardinale che come Papa, non mi sembra che la sua opera aiuti a scoprire “la ricchezza spirituale e la profondità teologica” del Messale di Paolo VI, anzi lo critica apertamente in diversi punti e lo considera opera nefasta di Mons. Bugnini, di cui questi – ha detto più volte Bux –  “dovrà rendere conto a Dio”. Come ha scritto Roberto Beretta, “la sua disamina [del Bux] è scorretta quando (e avviene ad ogni pagina, seppure mai in modo coraggiosamente esplicito) si insinua l’idea che la migliore se non l’unica Messa per ‘non perdere la fede’ resta quella dell’ultimo indulto Summorum pontificum. Qui si va oltre anche a ciò che ha detto lo stesso Papa, che ha ammesso il rito antico come possibilità e non come obbligo. E la cosa francamente non mi pare onesta” (VinoNuovo.it -16/12/2010).

M. A.

 

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Liturgia e Chiesa

 

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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

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