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16 luglio 2012 1 16 /07 /luglio /2012 04:00

Cirillo di Gerusalemme-copia-1

“Gustate e vedete com’è buono il Signore!” (Sal 33,9a).

Questo versetto costituisce nella sua brevità una sintesi efficace dell’approccio mistagogico dei padri ai misteri sacramentali, e in particolare all’eucaristia: “mistagogia” infatti vuol dire innanzitutto essere condotti a penetrare e gustare l’esperienza liturgica (“gustare”), e a partire da essa contemplare con gli occhi della fede (“vedete”) il senso più vero e profondo del mistero dell’amore e della bontà del Signore (“com’è buono il Signore!”). E ciò non attraverso speculazioni teoriche ma grazie a una conoscenza spirituale che trae alimento proprio dalla parola di Dio contenuta nelle sante Scritture (in questo caso i Salmi), considerate come un grande tesoro di immagini e di profezie di ciò che si realizza nella nuova alleanza, alla pienezza dei tempi. “Gustare” – fa notare Basilio commentando questo versetto (Omelie sui salmi 33,6) – non vuol dire “saziarsi”: l’esperienza e la comprensione che possiamo avere del mistero di Dio in questa vita è sempre parziale, e non può che rimandare a una pienezza che appartiene solo al tempo futuro. In questo senso anche l’esperienza liturgica – e la mistagogia che secondo i padri ne è il necessario complemento – non può mai risolversi in una conoscenza statica e “possessiva” del mistero, ma, quando è autentica, mantiene sempre viva nei credenti la speranza e l’attesa di un “oltre”, dell’incontro definitivo con il Signore, quando lo vedranno non più “come attraverso uno specchio e in modo enigmatico, ma faccia a faccia” (1Cor 13,12).

Fonte:  L. D’Ayala Valva (ed.), Entrare nei Misteri di Cristo. Mistagogia della liturgia eucaristica attraverso i testi dei padri greci e bizantini, Qiqajon, Bose 2012, 11-12.

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Published by Romanus - in Eucaristia
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commenti

Gaetano De Maio 07/17/2012 12:43

Veramente quello che mi colpisce é il richiamo escatologico all'"oltre".

A mio parere, il tendere al Regno preparato per noi é essenziale per i cristiani. Purtroppo alle volte si guarda solo alle cose di questo mondo senza nessun collegamento col futuro celeste.

La Pace. Gaetano

Daniele 07/16/2012 16:44

Testo bellissimo, che indica la giusta strada da perseguire.

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  • : Il mio blog intende far conoscere la liturgia della Chiesa per meglio celebrarla e viverla
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Liturgia e Chiesa

 

 LA LITURGIA INTRODUCE IN  UNA ESPERIENZA RELIGIOSA VISSUTA NELLA FEDE
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Bibliografia

Concili e Padri

    Decreti Concilii
   

La Chiesa ha sempre avuto il potere di stabilire e modificare nell’amministrazione dei sacramenti, fatta salva la loro sostanza, quegli elementi che ritenesse più utili per chi li riceve o per la venerazione degli stessi sacramenti, a seconda delle diversità delle circostanze, dei tempi e dei luoghi (Concilio di Trento, Ses. XXI, cap. II)

La liturgia consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stesa liturgia, o si fossero resi meno opportuni (Concilio Vaticano II, Costituzione Sacrosanctum Concilium, n. 21)

 

 

     
 

        Paolo VI

PAOLO VI NEL CONCISTORO DEL 24.05.1976:

 

“[…] Si osa affermare che il Concilio Vaticano II non è vincolante; che la fede sarebbe in pericolo altresì a motivo delle riforme e degli orientamenti post-conciliari, che si ha il dovere di disobbedire per conservare certe tradizioni. Quali tradizioni? È questo gruppo, e non il Papa, non il Collegio Episcopale, non il Concilio Ecumenico, a stabilire quali, fra le innumerevoli tradizioni debbono essere considerate come norma di fede! Come vedete, venerati Fratelli nostri, tale atteggiamento si erge a giudice di quella volontà divina, che ha posto Pietro e i Suoi Successori legittimi a Capo della Chiesa per confermare i fratelli nella fede, e per pascere il gregge universale, che lo ha stabilito garante e custode del deposito della Fede.

 

E ciò è tanto più grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio la dove congregavit nos in unum Christi amor, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l’ossequio alle norme definite in campo liturgico. È nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la Liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo “ Ordo Missae ” non è lasciata certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l’Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell’antica forma, con l’autorizzazione dell’Ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio sine populo. Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorità, in seguito al Concilio Tridentino [...]"

 

 

 

Benedetto XVI

“...Dopo la Prima Guerra Mondiale, era cresciuto, proprio nell’Europa centrale e occidentale, il movimento liturgico, una riscoperta della ricchezza e profondità della liturgia, che era finora quasi chiusa nel Messale Romano del sacerdote, mentre la gente pregava con propri libri di preghiera, i quali erano fatti secondo il cuore della gente, così che si cercava di tradurre i contenuti alti, il linguaggio alto, della liturgia classica in parole più emozionali, più vicine al cuore del popolo. Ma erano quasi due liturgie parallele: il sacerdote con i chierichetti, che celebrava la Messa secondo il Messale, ed i laici, che pregavano, nella Messa, con i loro libri di preghiera, insieme, sapendo sostanzialmente che cosa si realizzava sull’altare. Ma ora era stata riscoperta proprio la bellezza, la profondità, la ricchezza storica, umana, spirituale del Messale e la necessità che non solo un rappresentante del popolo, un piccolo chierichetto, dicesse “Et cum spiritu tuo” eccetera, ma che fosse realmente un dialogo tra sacerdote e popolo, che realmente la liturgia dell’altare e la liturgia del popolo fosse un’unica liturgia, una partecipazione attiva, che le ricchezze arrivassero al popolo; e così si è riscoperta, rinnovata la liturgia...” (Benedetto XVI, Discorso ai Sacerdoti romani 14 febbraio 2013)

 

 

 

 

 

 

 

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